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La piaga mondiale del traffico di esseri umani

· Un crimine che resta impunito nella maggior parte dei casi ·

Il fenomeno della tratta di esseri umani nel mondo è in aumento e resta nella maggior parte dei casi impunito. È questa la valutazione che emerge da un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato oggi, lunedì 7 gennaio. La tratta – sottolinea il documento – si presenta adesso come un crimine molto radicato in alcune zone del mondo, e con strette connessioni con molti altri fenomeni criminali di vario genere, ad esempio la vendita di organi o la schiavitù. Il rapporto dell’Agenzia delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Onudc), con sede a Vienna, afferma che, malgrado un aumento delle condanne per fatti riguardanti la tratta di esseri umani in Africa e Medio oriente, «il numero totale delle condanne in queste regioni resta molto basso». I trafficanti «praticamente non rischiano di essere portati davanti alla giustizia», aggiunge il documento — basato su dati aggiornati fino al 2016 — che chiede di rafforzare la cooperazione a livello internazionale. La tratta colpisce in primo luogo le persone più deboli. Oltre il settanta per cento delle vittime di tratta nel mondo sono donne, mentre il 23 per cento sono bambini. Il numero dei casi individuati dall’Onudc è di circa 25.000 vittime in tutto il mondo nel 2016: un aumento di oltre 10.000 casi rispetto al 2011. Oltre alla risposta della giustizia, il rapporto dell’Onudc sottolinea anche la profonda connessione tra il traffico di esseri umani e i conflitti armati. Infatti, «l’esistenza di un conflitto armato rafforza il rischio della tratta di esseri umani» poiché i conflitti spesso comportano il venir meno delle autorità, lo spostamento forzato delle popolazioni, lo sfacelo delle famiglie e la precarietà economica.

Secondo i dati raccolti, nel 59 per cento dei casi la finalità della tratta è lo sfruttamento sessuale. A tal proposito, il rapporto dell’Onudc cita come caso emblematico quello delle migliaia di donne e ragazze della minoranza yazida catturate e sfruttate dal sedicente stato islamico (Is) in Iraq.

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