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La pericolosa tentazione del protezionismo

· Appello di Ocse, Wto e Unctad per la libertà dei mercati nel g20 ·

Solo un mercato libero e alla portata di tutti può creare i presupposti di un'autentica ripresa. Con questa convinzione l'Ocse (l'organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo), la Wto (l'organizzazione mondiale del commercio) e l'Unctad (la conferenza delle Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo) hanno lanciato un appello ai Paesi del g20: «Resistere al protezionismo per evitare che le prospettive di ripresa economica vengano spazzate via».

Le tre organizzazioni ritengono che «la maggior parte dei Paesi del g20 stia mantenendo gli impegni presi a favore dell'apertura del mercato degli indebitamenti in questa fase di risveglio dalla crisi economica globale», si legge in una nota congiunta. Tuttavia, «temono il rafforzarsi delle pressioni a favore del protezionismo in un contesto di perdita di posti di lavoro e di crescita della disoccupazione». L'allerta va tenuta alta anche contro le misure protezionistiche camuffate da politiche degli aiuti alle imprese nazionali in difficoltà. Le tre organizzazioni temono poi che le acquisizioni da parte dei Governi in risposta alla crisi «possano mettere a repentaglio l'imparzialità dei Governi stessi e l'applicazione delle regole; la proprietà di imprese da parte di Governi e il salvataggio di aziende in difficoltà — prosegue la nota — possono distorcere l'economia e protrarre i tempi di ristrutturazione».

L'apertura agli investimenti internazionali, ha dichiarato il segretario generale dell'Ocse, Angel Gurría, «rappresenta una precondizione per una forte economia globale, per la creazione di posti di lavoro, per l'innovazione». Per questo, l'Ocse «continuerà a monitorare da vicino gli sviluppi della politica di investimenti», ha assicurato Gurría.

Non giunge a caso l'appello delle tre organizzazioni internazionali. Il pericolo del protezionismo costituisce uno dei punti più delicati dell'attuale scenario economico internazionale. Un punto che è stato toccato anche dal premier cinese, Wen Jiabao, nel corso del discorso inagurale dell'Assemblea Nazionale a Pechino. Con l'aggravarsi delle condizioni economiche prodotte dalla crisi globale — ha ricordato Wen Jiabao — i Governi di molti Paesi hanno preso misure per risollevare le economie interne e alcuni hanno manifestato tendenze protezionistiche che lasciano trapelare sentimenti di paura e sollevano critiche da parte della comunità internazionale. La Cina — ha assicurato il premier — continuerà a seguire una politica di apertura. Zhang Yansheng, capo del dipartimento per gli studi economici della Commissione cinese per le riforme e lo sviluppo, ritiene che la Cina debba, per tutta la durata della crisi, insistere sull'importazione e promuovere le vendite in Europa.

Pechino non ha mancato di criticare i comportamenti di altri Paesi. Il 28 gennaio scorso la Camera statunitense ha votato un piano di incentivi economici e ha introdotto la cosiddetta «Buy American», una clausola che vincola la progettazione ingegneristica ad adottare unicamente ferro prodotto negli Stati Uniti. Secondo fonti di stampa giapponesi, dall'autunno scorso ventidue Paesi asiatici hanno aumentato i dazi doganali adottando misure che puntano sullo sviluppo interno.

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25 agosto 2019

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