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La penultima curiosità

· ​Sui fondamenti spirituali della scienza moderna ·

Giunto al termine della sua vita, il fisico tedesco Julius Robert von Mayer (1814-1878) aveva espresso la convinzione secondo la quale le discipline della mente non fossero altro che una «propedeutica della religione cristiana». Tale asserzione costituisce una prospettiva interessante per il dialogo fertile tra fede e ragione, nel quale culminano grandi figure del mondo scientifico quali Georges Lemaître, prete belga all’origine della teoria del Big Bang, di cui ricorrono i cinquant’anni dalla morte. Se Lemaître si limitava consapevolmente a concepire scienza e fede come «due cammini verso la verità», Mayer aveva dal canto suo proposto una riflessione inconsueta, non accontentandosi di dimostrare la compatibilità dei due ambiti per sfatare il loro leggendario antagonismo, ma vedendo addirittura nella scienza una tappa necessaria del cammino verso Dio. 

Un gruppo di professori davanti al nuovo portone del Laboratorio Cavendish di Cambridge (1980)

Quest’intuizione di Mayer trova suggestiva eco, a due secoli di distanza, nel recente volume The penultimate curiosity, how science swims in the Slipstream of Ultimate Questions, («La penultima curiosità, come la scienza nuota nella scia delle ultime domande», Oxford, OUP editions, 2016, pagine 468, euro 25) che offre una chiave di lettura originale del dialogo plurisecolare: le due dimensioni, oltre a essere compatibili, sono anzitutto consustanziali poiché nascono dalla stessa profonda ed eterna ricerca di senso della vita.
Gli autori, Roger Wagner, pittore e storico dell’arte e Andrew Briggs, professore in nanomateriali presso l’università di Oxford, sostengono infatti che proprio dall’istinto di far luce sul mondo invisibile — istinto, questo, che viene ricollegato al concetto di «ultima curiosità» — scaturisce il bisogno di svelare i misteri del mondo sensibile, slancio dell’anima che Briggs e Wagner chiamano «penultima curiosità», da cui nasce la scienza moderna. Come in uno «stormo di oche in volo», le questioni spirituali e metafisiche hanno anticipato e aperto la strada allo sviluppo di innumerevoli discipline della mente.
Contando sul rigore intellettuale degli autori, corredato di una ricca selezione di illustrazioni, il volume porta il lettore in un lungo viaggio attraverso i secoli, le culture e le discipline, ponendosi così in antitesi rispetto alla lettura atea della storia delle scienze, ampiamente diffusa nel mondo accademico occidentale. Si riscoprono così, da una diversa prospettiva, le opere di coloro che hanno plasmato il mondo delle idee, da Aristotele a Copernico e Newton, dal cosmologo sufi al-Ghazālī all’astronomo luterano Giovanni Keplero, fino al paleontologo Louis Leakey, importante teorico dell’evoluzione umana in Africa che, alla fine della sua vita, confermerà che «nulla di quello che (ha) trovato ha mai contraddetto la Bibbia».
Di particolare interesse è la prima parte del libro, che risale alle radici del pensiero umano per dimostrare quanto la consapevolezza e la ricerca di Dio siano inerenti all’essere umano. Infatti, l’excursus di Briggs e Wagner nelle arti paleolitiche e primitive offre una nuova smentita riguardo ai luoghi comuni sulla presunta inesistenza del sentimento religioso fra queste comunità. Allo stesso modo, le testimonianze dei popoli tribali danno prova che la loro arte, privilegiata fonte d’ispirazione per i pittori cubisti, era anch’essa chiaramente dettata da un forte impulso religioso. Impulso, questo, che in fondo non è tanto diverso da quello che nel 1874 spinse il grande fisico James Clerk Maxwell a ordinare l’incisione del salmo 111 — Magna opera Domini exquisita in omnes volontates ejus — sulla facciata del prestigioso Laboratorio Cavendish dell’università di Cambridge, poi riprodotto un secolo dopo in lingua inglese all’ingresso del nuovo edificio dello stesso dipartimento, su richiesta di Briggs, allora giovane e «devoto studente ricercatore». 

di Solène Tadié

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20 marzo 2019

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