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La penombra delle diagonali

· Nel nuovo allestimento della Pietà Rondanini ·

Milano, come comunità civile, non si era mai identificata con la Pietà Rondanini di Michelangelo Buonarroti da quando vi arrivò nel 1952: un’indagine del 2014, fatta realizzare dall’Assessorato alla Cultura comunale sulle icone artistiche della città, la trova infatti in buona compagnia con altri capolavori celeberrimi che la maggior parte dei milanesi non sa di avere nella propria città, a portata di mano: dallo Sposalizio della Vergine di Raffaello al Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, dal Bacio di Hayez al Concetto spaziale di Lucio Fontana.

Eppure c’era una folla entusiasta il 2 maggio scorso a festeggiare, appena dopo l’inaugurazione di Expo Milano 2015, il nuovo allestimento della Pietà nell’Antico Ospedale Spagnolo al Castello Sforzesco. Qui infatti, con accesso diretto dalla Piazza d’Armi, si può ora godere dell’incontro con l’ultima scultura realizzata dal Buonarroti, sulla quale, come attestano i sui biografi, egli continuava a lavorare negli estremi giorni della sua esistenza terrena. Era il febbraio del 1564, il Concilio di Trento stava per chiudersi e lui era quasi novantenne. Lo scrive Pietro Petraroia aggiungendo che personalmente ha sempre ritenuto l’allestimento del 1956 una soluzione architettonicamente assai felice nel percorso espositivo del Castello Sforzesco: realizzato da uno straordinario gruppo di progettisti quali erano «i bbpr» (leggasi: Banfi, Belgiojoso, Peressutti e Rogers), attraeva i visitatori in un incontro raccolto e suggestivo col capolavoro, imponente sullo sfondo della nicchia retrostante.

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23 agosto 2019

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