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La «Passione secondo Giovanni» di Johann Sebastian Bach

È evidente che, come molta della più grande pittura e musica occidentale del millennio trascorso, la Passione secondo Giovanni di Bach fu concepita non come un’opera di arte religiosa, ma come una forma di culto in se stessa. Come si spiegherebbe altrimenti la straordinaria serietà e la fervente determinazione che emana? La mera convinzione della visione di Bach, la sua vivida particolarità, ispirata dal racconto della Passione, basata sulla testimonianza diretta di Giovanni, è dunque evidente fin dall’inizio nel prologo corale, Herr, unser Herrscher (“Signore, nostro sovrano”), che sembra spazzare via tutto ciò che è venuto prima. (…)

Incisione su rame del sole (considerato l’incarnazione di virtù e perfezione) con Bach al centro circondato da altri compositori tedeschi a formare i suoi raggi, disegnata dall’organista inglese Kollmann e pubblicata nell’«Allgemeine musicalische Zeitung» (vol. II, ottobre 1799)

Torniamo un’ultima volta a considerare l’opera dal nostro punto di vista. Deve esserci una spiegazione per cui, nella nostra epoca secolarizzata, l’ascolto della Passione secondo Giovanni sembra essere per molti un’esperienza tanto esaltante. Suggerirei che la struttura stratificata che sostiene la Passione di Bach può essere “provata”, se non immediatamente vista o sentita, dall’ascoltatore, allo stesso modo in cui i contrafforti, invisibili ai visitatori che entrano in una chiesa gotica, sono fondamentali per l’illusione di leggerezza, assenza di gravità e l’impressione di altezza. (…)

Il trampolino di lancio del suo successo è la sua diretta interazione con il vangelo stesso, i suoi temi impliciti, le sue antitesi e i suoi simboli, qui in maniera più evidente che nella successiva Passione secondo Matteo. I simboli prendono vita ogni volta che la musica viene eseguita e ci aiutano a capire il senso dell’oltraggio e del dolore della sofferenza, le contraddizioni e le perplessità del racconto della Passione. Bach si collega continuamente con il dramma umano implicito nel racconto di Giovanni e lo porta in superficie con il compassionevole realismo di Caravaggio o di Rembrandt.

L’equivalente delle loro magistrali pennellate è il suo sviluppatissimo senso del dramma narrativo, e la sua intuizione infallibile della giusta proporzione e del tono appropriato per ognuna delle scene. Simile alla priorità che entrambi i pittori dettero all’interazione tra oscurità e luce è il modo in cui la musica di Bach è soffusa di una trasparenza eccezionale, perfino per i suoi parametri. Nel parlare dei dipinti religiosi di Rembrandt, Goethe suggerí che il pittore non si limitava a «illustrare» gli eventi biblici ma li portava «al di là del loro fondamento scritturale». Bach fa esattamente la stessa cosa, ma invece della pittura, è la sostanza musicale a “trasparire”.

È particolarmente difficile per noi afferrare la prodigiosa abilità e la palpabile visione d’insieme in un’opera tanto complessa come la Passione secondo Giovanni. Bach attira raramente l’attenzione sui meccanismi tecnici che sostengono le sue abilità musicali. Eppure, come Brahms, sarebbe stato pronto a riconoscere che «senza tecnica, l’ispirazione non è che una canna agitata dal vento». Se ciò sta a significare che la sua musica era ispirata spiritualmente — o, come qualcuno sostiene, era di origine divina — dipende naturalmente da come decidiamo di riflettere sulle fonti della sua ispirazione. Quando gli veniva chiesto di specificare le fonti della sua ispirazione, Brahms indicava il Vangelo di Giovanni e le parole di Gesù: «Il Padre, che rimane in me, compie le sue opere», «chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste» (14, 10-12). La risposta di Bach poteva essere identica. La Passione secondo Giovanni cattura la nostra attenzione dall’inizio alla fine: la sua musica è entusiasmante, inquietante, gioiosa e profondamente commovente. In quest’opera Bach trovò la prima trionfale giustificazione del precetto di Lutero secondo cui «la Passione di Cristo non deve essere accolta con parole o forme, ma con vita e verità».

di John Eliot Gardiner

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16 dicembre 2019

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