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La passione delle pazienze

· ​Madeleine Delbrêl ·

Madeleine Delbrêl è stata dichiarata venerabile da Papa Francesco lo scorso 27 gennaio. La decisione è arrivata trent’anni dopo l’introduzione della sua causa di beatificazione da parte di François Frétellière, vescovo di Créteil, una delle otto diocesi dell’Île-de-France, alle porte di Parigi. Lo avevano spinto a introdurla numerosi vescovi e altri testimoni di una vita profetica e feconda, il cui dispiegamento postumo era già evidente. 

Assistente sociale e mistica, Madeleine Delbrêl era conosciuta: in Italia, dove Giovanni Battista Montini, arcivescovo di Milano, aveva letto Ville marxiste terre de mission, il libro di Madeleine sul suo apostolato a Ivry-sur-Seine, alla periferia di Parigi; in Germania, dove Hans Urs von Balthasar fece le prime traduzioni e i primi studi dei suoi scritti; in Francia, naturalmente, dove monsignor Pierre Veuillot le diede fiducia piena fin dal tempo in cui lavorava alla Segreteria di Stato, poi come vescovo di Angers e infine come arcivescovo di Parigi e cardinale. Su ognuno di loro aveva lasciato un segno. Da parte sua nel gennaio 1967 il cardinale Charles Journet scriveva sulla rivista «Nova et vetera» a proposito di Nous autres, gens des rues, prima raccolta postuma di testi di Madeleine Delbrêl (le cui opere complete sono pubblicate dalle Éditions Nouvelle Cité): «È il più bel libro che sia stato scritto sull’incontro diretto della Chiesa con il comunismo. Un libro che è il dramma di una vita, una manifestazione dell’eroismo, della purezza, dell’intelligenza, in sintesi della santità».
Madeleine Delbrêl aveva vissuto tra i bambini nella città di Ivry, molto colpita dalla crisi economica, dalla seconda guerra mondiale e poi dalla guerra fredda. Si era recata lì per due ragioni: «Mi avevano detto che a Ivry degli uomini erano non credenti e poveri» (Ville marxiste terre de mission, p. 52). Perciò aveva imparato il mestiere di assistente sociale. La sua vita vi si è svolta con la semplicità di un atto di fede. Scrive nel 1938, quando era a Ivry da quasi cinque anni: «Noi altri, gente di strada, crediamo con tutte le nostre forze che questa strada, che questo mondo in cui Dio ci ha messi, è per noi il luogo della nostra santità» (La sainteté des gens ordinaires, p. 24).
Proveniente da un ambiente piuttosto agiato, ma attraversato da grandi sofferenze, Madeleine era nata nel 1904. Figlia unica, ricevette un’educazione in una “famiglia fatta di tutto”, come dice lei stessa. Nel 1916 si trasferì a Parigi con i genitori. Fu lì che si orientò verso un nichilismo in apparenza molto duro: «Dio è morto, viva la morte […]. Danzo, ma so che è su un vulcano […]. Si dice “addio” fino a quando non si sarà imparato a dire “a nulla del tutto”» (Eblouie par Dieu, pp. 30 e 34).
Si convertì nel marzo del 1924, mentre frequentava un circolo letterario dove c’erano degli atei, degli agnostici, degli umanisti e dei cristiani! Grazie a uno di loro, divenuto poi domenicano, la questione di Dio le si pose insieme a quella della possibilità di un amore. In seguito, ispirata da quell’esperienza personale, spiegherà con umorismo il suo percorso apostolico: “La cosa più importante è seminare il dubbio nel loro ateismo” (La femme, le prêtre et Dieu, p. 139). E ancora: «Dio non ha detto: “Amerai il prossimo tuo, eccetto i comunisti”», come hanno riportato diversi testimoni.

di Gilles François
Postulatore della causa di beatificazione

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