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La parabola dello smartphone

· Messaggio del Pontefice ai seimila giovani riuniti ad Ávila per l’incontro europeo ·

Sabato sera. Sono circa le undici. Il vento soffia abbastanza forte accanto ai muri di Ávila e le candele riescono a rimanere accese a malapena per qualche secondo. In quel momento, i display di centinaia di cellulari illuminano la città. 

La veglia a lume di candela dell’incontro europeo dei giovani — convocato dalla Conferenza episcopale spagnola per il quinto centenario dalla nascita di santa Teresa di Gesù — si trasformava in una “preghiera online”. Lo esprimeva nella sua omelia Xavier Novell, il vescovo più giovane di Spagna, che ha presieduto la veglia. Gli immediati e sonori applausi alle parole del vescovo dimostravano come egli avesse raccolto l’impegno della Conferenza episcopale ad hacer lío (“fare chiasso”), dando una svolta alla pastorale giovanile per sintonizzare il messaggio della Chiesa al linguaggio, alle inquietudini e alla realtà che vivono questi nativi digitali. Di questo tenore è stata anche l’omelia del cardinale Ricardo Blázquez, nell’Eucarestia di chiusura alla quale hanno assistito 8000 persone provenienti da dodici Paesi. Il Papa attraverso un messaggio a firma del segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, ha raccomandato ai giovani di «non conformarsi a una vita mediocre e senza aspirazioni», ma di «sforzarsi di crescere in una profonda vita di amicizia con Cristo». Francesco è partito dal tema dell’incontro, tratto da una frase di santa Teresa — «In tempi difficili, amici forti di Dio» — per evidenziare «l’anelito di verità, bontà e bellezza» dei giovani.

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15 settembre 2019

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