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La «Pacem in terris»? Un fatto senza precedenti

· L’Ostpolitik della Santa Sede nelle fonti diplomatiche americane ·

L’enciclica Pacem in terris fu pubblicata l’11 aprile 1963, giovedì santo. L’ambasciatore presso il Quirinale, George Frederick Reinhardt, ne dà un riassunto molto preciso già la sera precedente, il 10 aprile, nel suo rapporto (telegramma n. 2117); scrive fra l’altro che si tratta di «un documento umanistico, il quale tenta di organizzare e reimpostare i principi morali fondamentali sui quali sono fondate le relazioni umane (...) 

Giovanni XXIII firma la «Pacem in terris»(9 aprile 1963)

Si legge come una nuova dichiarazione dei diritti umani. È senza precedenti che sia indirizzata non alla gerarchia cattolica e ai fedeli, ma “a tutti gli uomini di buona volontà”. L’enciclica dedica grande attenzione al disarmo mondiale (...) Tema fondamentale di tutto il documento è che la vera pace dovrà essere fondata sulla giustizia, sulla verità e sul rispetto reciproco dei diritti delle Nazioni e degli individui. Non c’è inconsistenza oggettiva tra l’intenzione del Papa e della politica degli Stati Uniti ben documentata sul campo del disarmo. (...) Non sembra di essere in nessun modo un indebolimento della presa di posizione delle Chiese sui principi morali, nel tentativo di rendere possibile la “coesistenza” con il comunismo. Nello stesso tempo non emette una condanna, invece invita tutti i popoli e le Nazioni del mondo ad associarsi nello sforzo comune per il bene dell’umanità, seguendo i precetti ben definiti della giustizia, in rispetto dei diritti inviolabili degli individui».

La stessa sera della pubblicazione dell’enciclica a Roma, l’11 aprile, in occasione di un ricevimento presso l’Ambasciata sovietica nella capitale d’Ungheria, Pál Rácz, un alto ufficiale del Ministero degli Affari Esteri ungherese, chiese a un ufficiale americano il suo parere sull’enciclica, sulla quale aveva già letto molto sui giornali. Nel rapporto della Legazione americana si legge che «fu insolito per un ufficiale comunista degli Affari Esteri dimostrare tale grande interesse in un pronunciamento della Chiesa cattolica». D’altra parte Rácz sembrava essere interessato a sapere «se l’enciclica pontificia rappresentasse direttamente l’insegnamento della Chiesa cattolica o l’opinione personale di Papa Giovanni» (telegramma n. 398, 18 aprile 1963).

di Adam Somorjai

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24 gennaio 2020

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