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Per la pace
tra le religioni

· ​Cresce in Pakistan il dibattito sulla legge contro la blasfemia ·

 Cresce in Pakistan, soprattutto dopo la sentenza che ha portato alla liberazione di Asia Bibi, il dibattito sull’applicazione impropria della legge che punisce la blasfemia. Attivisti per i diritti umani e esponenti di organizzazioni e comunità di diverse religioni hanno intensificato i loro interventi sui mass media tradizionali e sui social network chiedendo una radicale modifica, quando non l’abolizione, di una normativa che troppo spesso si ritiene venga applicata in modo strumentale.  Secondo i dati dell’episcopato cattolico pakistano dal 1987 al 2014 sono stati imputati per blasfemia 633 musulmani, 494 ahmadi, 187 cristiani e 21 indù. Come notano diversi avvocati, nella maggioranza dei casi si tratta di false accuse. «È triste constatare che, per questioni personali, si invoca e si abusa della legge sulla blasfemia. In un caso di tal genere, la famiglia di Asia Bibi è andata in frantumi e i suoi familiari rischiano la morte», dichiara all’agenzia Fides l’attivista cattolico Rashid Gill, coordinatore della commissione giustizia e pace a Karachi, il quale chiede che «ai falsi accusatori accertati si dispensi la stessa pena inflitta ai blasfemi, in ogni singolo caso di presunta blasfemia. Questo sarà l’unico modo per fermare l’abuso della legge sulla blasfemia».
Non molto dissimile anche la richiesta di un altro attivista per i diritti umani, Taskeen Khan, per il quale «la polizia deve arrestare Qari Mohammad Salim e le due donne musulmane che hanno inventato false accuse di blasfemia contro Asia Bibi, innocente cristiana che ha trascorso 9 anni in carcere». E aggiunge: «È tempo che lo stato corregga questo abuso, altrimenti continuerà impunemente».

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