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La pace pane per l’umanità

· Di fronte alle ombre che si allungano sul mondo il Papa indica in Cristo la via da seguire e nei giovani i protagonisti del futuro ·

È la storia che lo dimostra: il mondo ha bisogno della pace «come e più del pane». Benedetto XVI lo ripete nella solennità di Maria Santissima Madre di Dio, alla quale anche quest’anno, per la quarantacinquesima volta, il Papa affida la sua invocazione per la Giornata mondiale della pace.

Ma questo bene prezioso e indispensabile «come e più del pane» il mondo non può darselo da solo, perché è un dono di Dio, ricevuto tramite Maria. Gesù. È lui la vera «via della pace». Una via «praticabile e aperta a tutti». Ma proprio per questo, avverte il Papa, è urgente che tutti, ciascuno secondo il proprio ruolo, assumano finalmente la responsabilità di andarla a cercare questa pace; di proteggerla e di insegnare alle nuove generazioni a fare altrettanto. Solo così si potrà «guardare al futuro con speranza».

È continua l’invocazione del Papa per l’avvento di un’umanità riconciliata, pacificata, capace di vivere nella giustizia e nella solidarietà. Si fa, se mai possibile, più intensa in questi giorni che segnano il passaggio dal vecchio al nuovo anno. Benedetto XVI vede all’orizzonte ombre che oscurano un mondo divenuto sempre «più piccolo» per le immense possibilità di incontro tra culture e tradizioni diverse, offerte dai progressi tecnologici. Un terreno congeniale alle nuove generazioni, aperte come sono verso gli altri, disponibili alla conoscenza reciproca, al dialogo e alla comprensione. Tuttavia, avverte il Papa, «la realtà sociale in cui crescono» può portare i giovani a pensare e ad agire «in modo opposto, persino intollerante e violento». Per metterli al riparo da questi rischi e renderli capaci di lottare «sempre e soltanto contando sulla forza della verità e del bene» c’è bisogno di una solida «educazione della loro coscienza». Di qui l’urgente necessità di avviare i giovani «alla conoscenza della verità, ai valori fondamentali dell’esistenza, alle virtù intellettuali, teologali e morali» affinché imparino soprattutto «il valore e il metodo della convivenza pacifica» e la capacità di affrontare i conflitti «senza prepotenza», ma con la forza «della testimonianza del bene, del perdono e della riconciliazione».

Anche sabato pomeriggio, 31 dicembre, presiedendo il Te Deum il Papa aveva fatto riferimento alle nuove generazioni «che avvertono maggiormente il disorientamento» causato non solo dalla crisi attuale, ma anche dalle tante ingiustizie, cattiverie e violenze che continuano a essere perpetrate nei confronti dell’umanità. Ma nel tessuto di quest’umanità lacerata «irrompe la novità gioiosa e liberatrice di Cristo Salvatore» e «non c’è più spazio per l’angoscia». Anzi è giunto il momento di mettersi nuovamente «con pazienza e costanza», come ha esortato il Papa i fedeli durante l’Angelus del 1° gennaio, alla ricerca della giustizia e della pace e a «coltivare il gusto per ciò che è retto e vero».

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23 ottobre 2019

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