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La nuova Maastricht del dopo Grecia

· La Commissione Ue annuncia la proposta di riforma del Patto di stabilità ·

È la mossa più importante, più dei tanti piani di salvataggio, degli «scudi» e degli annunci roboanti. Per salvare un euro fragilissimo non servono soldi, ma una riforma radicale delle regole. Dopo l'esplosione della crisi greca una revisione del patto di stabilità è diventato un imperativo categorico.

Con questa convinzione oggi la Commissione europea annuncia un progetto di riforma che impone ai Governi vincoli più stretti in politica economica e controlli ferrei per garantire la ripresa. Non è ancora chiaro se la proposta comporterà o meno una modifica dei Trattati fondamentali. L’obiettivo — spiega Bruxelles — è quello  di individuare da subito le incoerenze con gli orientamenti dettati dalla Ue e gli elementi che rischiano di aumentare gli squilibri macroeconomici all’interno della zona euro. Il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, si è detto più che fiducioso sul futuro della moneta unica e ha avvertito che «una maggiore sorveglianza sulle politiche di bilancio dei Paesi  membri è essenziale». Il numero uno dell'Eurotower ha poi spiegato che «non ci sono dubbi sull’indipendenza» della Banca centrale e che i piani di intervento messi a punto nello  scorso fine settimana dai Paesi europei intendono «ristabilire la normalità».

La bozza è stata preparata dal Commissario agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, e si presta a modifiche e integrazioni. Tre i punti fondamentali: leggi, debito, incentivi. Nel primo caso, il cuore della  riforma è la proposta di un rafforzamento del controllo preventivo sulle politiche economiche e di bilancio degli Stati membri. La Commissione Ue punta a introdurre a partire dal 2011 un «semestre  europeo» all’inizio del quale il consiglio Ecofin — sulla base  della situazione economica complessiva e dello stato delle  finanze pubbliche dei singoli Paesi — detterà le linee guida  strategiche da seguire per preparare i programmi di stabilità e programmi nazionali per le riforme. Programmi che saranno vagliati da Bruxelles e i cui contenuti, una volta approvati  dall’Ecofin, dovranno essere riflessi nelle Finanziarie. Ulteriori raccomandazioni dell’Ecofin interverranno, poi, quando   le manovre di bilancio e le riforme strutturali saranno ancora «in  fase preparatoria».

Per quanto riguarda il fronte del debito, le situazioni di Paesi non virtuosi non potranno incidere sugli altri.  Va attribuita — prosegue la nota — «maggiore importanza al debito e alla sostenibilità del bilancio», tenendo conto delle crescenti minacce derivanti dagli interventi di sostegno alle banche e ai fattori di lungo periodo. La Commissione propone di  dare un carattere vincolante al parametro del debito pubblico. Dunque, per uno Stato con deficit eccessivo e con un  debito sopra il 60 per cento non basterà più riportare il disavanzo  sotto il tre per cento. Ma la chiusura della procedura Ue d'infrazione dipenderà anche  dalla valutazione che la Commissione e il  Consiglio Ue daranno sul piano di rientro del debito e sulla sua  effettiva attuazione.

Un altro capitolo importante è quello delle sanzioni e degli incentivi. Bruxelles  punta su un uso condizionato dei fondi strutturali e di  coesione della Ue. In pratica, le risorse comunitarie devono  essere maggiormente utilizzate come incentivi per sostenere  gli sforzi dei Paesi impegnati nel risanamento dei propri conti. Ma «in caso di politiche di bilancio inadeguate» da parte di  un Paese, la Ue può decidere come e dove spendere le risorse comunitarie. Per rendere più stringente il rispetto del Patto  è prevista anche la possibilità di sanzionare i Paesi poco  virtuosi obbligandoli a versare una sorta di «deposito cauzionale fruttifero» nelle casse della Ue.

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15 ottobre 2019

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