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La nostra bisnonna tormentata

· È morta la scrittrice Doris Lessing ·

Quando, nel 2007, rimbalzarono le immagini di Doris Lessing che, seduta sui gradini della sua casa di Londra, commentava la vittoria del Nobel, ci sembrò che una nostra bisnonna si fosse svelata al mondo. Una bisnonna che negli anni, crescendo, avevamo prima molto amato, poi contestato e quasi rifiutato, una bisnonna a cui volevamo bene in quanto parte ormai della nostra storia, sebbene non ne condividessimo sguardi e scelte. Perchè Doris Lessing è stata quasi un passaggio obbligato. Specie per noi, figlie innamoratissime della letteratura come specchio della vita, comparse negli anni Settanta.

Nata a Kermanshah (quando l’attuale Iran era ancora Persia) da genitori inglesi nel 1919, Doris Lessing (cognome preso dal secondo marito) trascorse l’adolescenza nell'odierno Zimbabwe (allora Rhodesia del Sud), per poi trasferirsi a Londra, dove è morta all'età di 94 anni. Già solo questo rapido percorso storico-geografico (tra date che coprono un secolo e Stati che cambiano nome) potrebbe bastare a presentare la sua penna. Una penna che ha cantato ( The Grass Is Singing è il titolo del primo romanzo) il mondo dalla Grande Guerra al ventunesimo secolo. Un mondo in cui tutto è andato franando - secondo il suo sguardo - lasciandoci nel grande dubbio, qualcosa è riuscito a salvarsi?

Il canto di Doris Lessing ha narrato molto: l'infanzia mai facile, la giovinezza mai facile, e mai facile, del pari, il matrimonio, il lavoro, la politica, la genitorialità, la sorellanza, l’essere cittadini, la dimensione intellettuale e operativa, la terza età. Quella della scrittrice è stata, dal 1950 al 2008, una produzione vastissima, in cui la donna non ha lesinato nulla di sé. Senza sconti, con una sincerità al limite della durezza, nelle sue pagine ha svelato ben più di quanto in realtà non abbia fatto con i due volumi dell'autobiografia, in cui, paradossalmente, è stata bravissima a dire pochissimo di veramente personale. Perchè la letteratura non è mai una cosa soltanto.

Sperimentatrice, lucida e partecipante senza però mai essere veramente affettuosa con i suoi personaggi (il suo io incluso), Doris Lessing ha narrato la tribolazione, con l’eccezione, forse, della produzione sui gatti. Temi sociali, temi politici, temi visionari, temi di fantascienza, temi femministi - non le piaceva l'etichetta, ma The Golden Notebook (1962) è stato la Bibbia non solo delle femministe durante il femminismo, ma anche di qualsiasi persona che abbia avuto almeno un po’ di curiosità per quella fase. Anche se, a nostro avviso, le sue pagine più riuscite sono quelle di oltre trent'anni dopo, The Good Terrorist (1985), in cui, raccontandoci come la singola persona possa essere buona o cattiva a seconda di coloro con cui interagisce, offre la sua risposta all'eterno dilemma tra natura e cultura.

Gran parte dei commentatori hanno descritto Doris Lessing come colei che mise il femminismo in letteratura, o che elevò il femminismo a letteratura. A noi, invece, pare che ella sia stata, per eccellenza, la cantrice del tormento, più che la cantrice delle donne. Anche se certo, è indubbio che aver cantato il tormento nel secolo che ha visto le donne più dilaniate che mai (ben più degli uomini, probabilmente) qualifica in qualche modo quel tormento. Doris Lessing è, del resto, la nostra bisnonna. Mica un avo qualsiasi.

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