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La navicella con i due otri

· Pubblicato il catalogo storico delle Edizioni di Storia e Letteratura ·

A un certo punto del loro cammino, grandi e piccole case editrici sentono il bisogno di un catalogo storico che, raccogliendo in forma annalistica tutte le pubblicazioni venute alla luce, forniscano la mappa di una navigazione talvolta secolare. Accanto ai cataloghi di Laterza e Mondadori, di Einaudi e Zanichelli, accanto a quello della Morcelliana di Brescia (a cura di Daria Gabusi, 2007), ecco ora il catalogo storico delle Edizioni di Storia e Letteratura, la creatura affascinante e originale del sogno di don Giuseppe De Luca ( Edizioni di Storia e Letteratura. Catalogo storico, 1943-2010 , a cura di Samanta Segatori, premessa di Luisa Mangoni, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2012 [Sussidi eruditi, 87], pagine XIV + 244).

Siamo nel 1943. La guerra si avvia al suo tragico epilogo. De Luca ha ormai perso le speranze di rinnovare e rimodellare la Morcelliana di Fausto Minelli, mentre va tramontando l’esperienza ormai ultradecennale de «Il frontespizio». La cultura cattolica — scrive Mangoni — appariva al prete lucano «isolata e priva di respiro, le sue case editrici si perdevano nel devozionale o nella polemica sterile, mancavano basi solide perché la Chiesa rioccupasse, in un’Italia disgregata, gli spazi che pure ormai si aprivano». Dopo il ventennio letterario De Luca voleva tornare ai primi amori della filologia, prendere le distanze dalla retorica, gettarsi a peso morto nell’impegno, sempre voluto e mai realizzato, di una storia dell’amore di Dio fra gli uomini.

Nella sua mente operavano potenti le suggestioni degli esempi militanti de «La critica» crociana e della casa editrice Laterza; e più da vicino, ma in un’atmosfera rarefatta e come fuori dal tempo, la collana «Studi e testi», «in cui andavano accumulandosi, spesso ignorati, i tesori di erudizione della Biblioteca Vaticana».

Per ridare vigore alla ricerca erudita, per riprendere il filo interrotto della memoria, per costituire uno spazio per le ricerche sulla storia della pietà, considerata la vera e più autentica storia dell’uomo, nacquero le Edizioni di Storia e Letteratura, con largo appello a studiosi italiani e non italiani accomunati dall’eccellenza e dal rigore delle ricerche e dalla difficoltà di pubblicarle. Si prese avvio con tre volumi, del francescano Livarius Oliger sulla setta dello «spirito di libertà» nell’Umbria del Trecento, di Pio Paschini sul cinquecentesco cardinale Domenico Grimani, di Alfredo Schiaffini sulla prosa d’arte italiana dalla latinità medievale a Boccaccio.

Ma l’ambiziosa intenzione era quella di abbattere muri di separazione, «tra antica e nuova storia, tra letteratura sacra e profana»: «l’emblema della piccola nave — proseguiva De Luca nella presentazione del primo catalogo editoriale (1947) — che reca nell’interno i due dolia e posata sul bordo la colomba e l’olivo, come ne orna il frontespizio, così vuole essere il sigillo e l’augurio [della nuova impresa editoriale]: figura e promessa di quella “più sicura nave” che Platone diceva nel Fedone, la nave di un “ragionamento divino”. Dove gli uomini si uniscono concordi nel servizio del vero, ivi non resterà assente Iddio».

Chi ha seguito i carteggi di De Luca, pubblicati numerosi a cominciare dal 1975, sa quanto gli sia costato quel sogno, generosamente, quasi follemente concepito senza preoccupazioni economiche, senza valutazioni di mercato, continuamente elemosinando protezioni e aiuti. Il lavoro della Segatori di quel lungo dramma ci offre il frutto pacato, quasi al netto delle sofferenze, dei patemi, dei sempre sfiorati naufragi economici, organizzativi, umani.

Si potrà discutere su alcune scelte della curatrice (perché, per esempio, non indicare nei titoli correnti gli anni delle pubblicazioni, evitando al lettore un ritorno indietro alla ricerca del dato? Oppure perché non contrassegnare ogni singolo titolo con un numero al quale poteva fare riferimento l’indice, risparmiando al lettore di scorrere un’intera pagina alla ricerca di un solo nome? O ancora perché almeno per i periodici non offrire lo spoglio, utilissimo, delle singole annate?). Perché non prestare maggiore attenzione agli scritti liminari (per esempio, dello stesso De Luca) nei volumi, la cui ricchezza e importanza è nota a quanti hanno anche solo sfogliato la Bibliografia di don Giuseppe De Luca , curata da Michela Picchi e Donatella Rotundo e pubblicata nel 2005 sempre dalle Edizioni di Storia e Letteratura? Ma sarebbe soffermarsi sul proverbiale dito che indica la luna. E la luna in questo caso è il sogno solitario e faticoso di De Luca, il suo difficile cammino prima e dopo il 1962 (anno della morte di don Giuseppe), tra fedeltà e variazioni, continuità e smarrimenti. A esso conviene tornare, per riflettere, attraverso le migliaia di titoli, le sessantotto collane, i nove periodici via via germinati dal tronco originario.

Perché le Edizioni di Storia e Letteratura, come l’ Archivio italiano per la storia della pietà (che delle Edizioni dovevano essere il pilastro fondamentale), semplicemente erano don Giuseppe De Luca, s’identificavano con la sua figura e per certi versi non erano e non sono pensabili slegate dal personalissimo progetto elaborato nella sua irripetibile e singolare vita.

Dal marzo 1962 all’ottobre 2007, fra tante vicissitudini, l’autenticità del testimone fu garantita da Maddalena De Luca, sorella di don Giuseppe, la silente e tenacissima Nuccia, che con la caparbia ostinazione delle donne meridionali rimase nell’editrice già passata ad altre mani. Accanto a lei, in una singolare concordia discors , vi erano ancora Romana Guarnieri (fino al dicembre 2004) e don Giovanni Antonazzi (fino al maggio 2007), collaboratori fedelissimi di De Luca, ognuno erede di una delle sue molte sfaccettature. Ora sono tutti scomparsi.

La navicella con i due otri continua il suo viaggio nel sempre più difficile mare dell’editoria cartacea, minacciata dal digitale e soprattutto dall’indigestione quasi incontenibile di parole e scritture veicolati in tutti i mezzi possibili, e dalla sazietà se non dalla nausea che ne deriva. Non è più l’imbarcazione primitiva, perché il capitano che la concepì è da tempo sparito; è un’altra cosa, segue altre rotte. Ma era inevitabile che fosse così. Resta l’esigenza di non dimenticare mai, comunque, i caratteri originali della creatura nata dal sogno di un «prete romano». Quasi come una «scatola nera», il catalogo storico permette di seguire le metamorfosi dell’editrice, i suoi diversi, talvolta erratici percorsi.

Cosa resta di De Luca nelle Edizioni di Storia e Letteratura, oggi? Al tempo stesso molto e poco, tutto e nulla. A ognuno stilare i bilanci, proprio sulla scorta delle pagine raccolte dalla Segatori.

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