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Tsipras si dimette

· Grecia verso il voto anticipato ·

«Non è una novità». La mossa del premier greco, Alexis Tsipras, che ieri ha annunciato le dimissioni e il voto anticipato, non ha stupito nessuno nei grandi palazzi europei di Bruxelles. La Commissione Juncker «non è preoccupata per l’attuazione del terzo programma per la Grecia, che è già stato votato dal Parlamento ellenico», riforme incluse, che «possono essere attuate a prescindere dalle elezioni» ha fatto sapere questa mattina una portavoce. E tuttavia la freddezza di Bruxelles non offusca il senso della nuova, inattesa controffensiva di uno dei più controversi leader politici degli ultimi anni. Il capo di Syriza — salito al Governo lo scorso 25 gennaio, mancando di un soffio la maggioranza assoluta — sta mettendo in atto una strategia lontana anni luce da quella dei suoi esordi in politica: isolare le frange più estreme del suo partito (quelle che negli ultimi mesi hanno deciso di contestare apertamente e non votare l’intesa con i creditori internazionali) in modo da blindare il percorso delle riforme e mettere il Paese sui binari della ripresa. Potrebbe sembrare un passo indietro, la resa al diktat di un’Europa berlinocentrica, e invece — come sottolineano numerosi commentatori — con l’annuncio di ieri Tsipras intende rilanciare la propria azione politica in un momento in cui la tempesta sembra esser passata e il dibattito con i creditori aver preso una strada più lineare. Paradossalmente, il voto anticipato — con una popolarità che sfiora il 60 per cento degli aventi diritto di voto — è una mossa all’insegna della stabilità e non l’apertura di una fase di transizione. Che non si tratti di resa è stato Tsipras stesso a confermarlo: «Vogliamo un forte mandato, un Governo stabile e la solidarietà con la società che vuole le riforme in senso progressista». E l’Europa «non sarà più la stessa: siamo stati un esempio per gli altri popoli» ha spiegato il premier.  

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