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La moschea a Ground Zero e la paura di una nuova intolleranza

· Le comunità religiose preoccupate per i possibili esiti del dibattito in corso ·

Una controversia che sembra quasi fatta apposta per far aumentare il numero di potenziali terroristi islamici e dar ragione alle tesi di quanti ritengono inevitabile, nel prossimo futuro, una «guerra» contro l'Islam: sono queste le sensazioni diffuse tra i fedeli della comunità cattolica di New York a proposito della controversia tra i sostenitori e gli oppositori del progetto di aprire un centro di cultura islamico e una moschea nelle vicinanze di Ground Zero, a New York, dove un tempo sorgevano le Twin Towers, distrutte dall'attentato dell'11 settembre 2001.

Già nei giorni scorsi monsignor Timothy Michael Dolan, arcivescovo di New York, nel corso di un'intervista al Wall Street Journal, sottolineava di avere ulteriormente approfondito la sua collaborazione con i leader religiosi musulmani ed ebrei per identificare rappresentanti laici e religiosi da invitare a incontri interreligiosi in modo da evitare in futuro il ripetersi di uno scontro d'opinioni come quello ora in atto a proposito del progetto per la moschea. «Ho paura che finora non sia stato fatto abbastanza per incrementare le relazioni con i nostri fratelli e sorelle musulmani» ha dichiarato il presule nel corso dell'intervista. L'arcivescovo Dolan ha aggiunto che «c'è un grande bisogno di riunirsi tutti insieme non solo per risolvere il problema sorto in questi giorni a riguardo dell'uso dell'area intorno a Ground Zero ma, soprattutto, per discutere sui temi più ampi che causano tensione nei rapporti tra cristiani, musulmani ed ebrei».

Il 18 agosto scorso, l'arcivescovo di New York si era offerto come mediatore per trovare un accordo sulla locazione del futuro Centro islamico. Nella conferenza stampa per l'annuncio dell'iniziativa, monsignor Dolan aveva sottolineato che «come cattolici, ci sentiamo coinvolti in qualche modo dal problema perché, anche nel non troppo lontano passato, la nostra comunità religiosa è stata a volte colpita da discriminazioni».

L'agenzia Catholic News Service riferisce anche di una teleconferenza tenuta il primo settembre dall'organizzazione Faith in the Publi Life. Nel corso di questo incontro telematico, il professor Andrew Bacevich, docente di relazioni internazionali presso la Boston University, aveva dichiarato che «intenzionalmente, oppure no, la mal posta questione sul permettere o meno che una moschea possa sorgere vicino a Ground Zero dà comunque l'impressione che gli Stati Uniti considerino l'Islam come un problema per la sicurezza nazionale».

Il docente della Boston University aveva aggiunto che «parlando da cattolico, una religione soggetta a notevoli discriminazioni, tengo presente il fatto di essere pienamente un cittadino americano pur essendo devoto alla mia tradizione religiosa. Per questo trovo inaccettabile, e profondamente anti-americano, dover negare ai credenti di altre tradizioni religiose la libertà di cui io stesso godo».

Riporta l'articolo del Cns che nel corso della teleconferenza, è intervenuto il pastore David Gushee, professore di etica cristiana alla Mercer University di Atlanta e co-fondatore e presidente esecutivo della New Evangelical Partnership for the Common God. Per il pastore occorrerebbe una maggiore chiarezza nell'affermare ciò che una religione prescrive in circostanze come quelle di cui si sta discutendo.

Simon Gear, presidente del Jewish Funds for Justice, ha dichiarato durante la teleconferenza che il dibattito sulla moschea islamica da aprire vicino a Ground Zero «non riguarda una questione esclusivamente di libertà religiosa o di sicurezza nazionale oppure del modo più appropriato per ricordare quanti morirono l'11 settembre. La vera questione riguarda, invece, quale strada stiamo percorrendo nel corso di questa crisi economica: questa strada può essere percorsa tutti quanti insieme oppure isolandoci ed escludendo chi non condivide la nostra stessa opinione».

Per ora l'opinione pubblica degli Stati Uniti rimane divisa sul progetto di aprire un centro islamico in un edificio che si trova giusto a due isolati dal World Trade Center e la ormai prossima ricorrenza degli attentati alle Twin Towers non contribuisce a calmare gli animi.

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