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​La morte di Paolo Villaggio

Attore, scrittore e sceneggiatore, inventore di maschere comiche di grande successo come il ragionier Ugo Fantocci (poi cambiato in Fantozzi), l’impiegato timidissimo e imbranato Giandomenico Fracchia, il prestigiatore tedesco Otto von Kranz: sono state queste le tante facce di Paolo Villaggio, morto il 3 luglio a Roma e che ha saputo coniugare come nessun altro in Italia l’analisi sociale della commedia all’italiana con i ritmi perfetti dello slapstick, ovvero la comicità fisica. Nato a Genova nel 1932, Villaggio iniziò il suo percorso artistico alla fine degli anni sessanta, nel cabaret, approdando presto in televisione nel programma «Quelli della domenica», e quindi al cinema, lavorando con registi quali, fra gli altri, Fellini, Ferreri, Wertmüller, Olmi e Monicelli. L’omaggio più gradito arrivò, molti anni fa, dal poeta russo Evtušenko che, ospite alla Fondazione Cini di Venezia, disse che c’era un autore italiano che gli ricordava Gogol’ e Čechov: il padre di Fantozzi, appunto.

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