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La morte di Paolo De Benedetti

Era una figura importante del dialogo ebraico-cristiano, il teologo e biblista ebreo Paolo De Benedetti, morto domenica 11 all’età di 89 anni. Lo ricorda, sulla «Repubblica» di lunedì 12, il priore della comunità di Bose, Enzo Bianchi, suo amico di lunga data. 

Definendolo «una delle menti più lucide dell’editoria italiana del secolo scorso», Bianchi rende omaggio al contributo offerto da De Benedetti alla cultura italiana, in particolare attraverso la collana «La ricerca religiosa», edita da Bompiani. Attraverso di essa il pubblico italiano potè conoscere le opere di Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano condannato a morte da Hitler, che rimane un pensatore «fondamentale per comprendere il significato della presenza dei credenti nella società postcristiana». Quella «leggerezza profonda», caratteristica inconfondibile dell’argomentare di De Benedetti, trovò terreno fertile anche nel suo amore per gli animali «ai quali — rileva Bianchi — ha dedicato pagine di intensa spiritualità, immaginandoseli accanto in paradiso». E proprio il passaggio verso il regno di Dio è stato al centro dell’ultimo incontro del priore della comunità di Bose con De Benedetti: «Non abbiamo la pretesa — disse il teologo — di finire quello che iniziamo, però io so, non essendo libero di sottrarmene, che Dio ha creato ciascuno di noi dandoci anche delle ispirazioni, che restano e non giungono a compimento fino al mondo che verrà». E «quando Dio ci chiamerà, lo farà con un bacio».

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18 agosto 2019

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