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La morte
del cardinale Obeso Rivera

· Per tre volte era stato eletto presidente della Conferenza episcopale del Messico ·

Il cardinale Sergio Obeso Rivera, arcivescovo emerito di Jalapa, in Messico, è morto nella sera di domenica 11 agosto. Le sue condizioni di salute erano peggiorate di recente, tanto che l’attuale pastore dell’arcidiocesi, monsignor Hipólito Reyes Larios, lo scorso 2 agosto aveva chiesto di pregare per il suo predecessore, ricoverato prima nell’ospedale San Francesco a Veracurz e poi nell’ospedale San Francesco della città messicana. Nato proprio a Jalapa il 31 ottobre 1931, era divenuto sacerdote il 31 ottobre 1954. Nominato vescovo di Papantla il 30 aprile 1971, aveva ricevuto l’ordinazione episcopale il successivo 29 giugno. Eletto alla Chiesa titolare di Uppenna, con titolo personale di arcivescovo, e nominato coadiutore di Jalapa il 15 gennaio 1974, era poi succeduto alla guida dell’arcidiocesi il 12 marzo 1979. Il 10 aprile 2007 aveva rinunciato al governo pastorale. Il Santo Padre Francesco lo aveva creato e pubblicato cardinale del titolo di San Leone i nel Concistoro del 28 giugno 2018. Le esequie saranno celebrate martedì 13 agosto, alle ore 12, nella cattedrale di Jalapa, dove sarà sepolto.

Nel dare l’annuncio della morte del cardinale, la Segreteria generale della Conferenza episcopale messicana ha anzitutto voluto ricordare i suoi 48 anni di ministero episcopale e i 65 anni di sacerdozio. Svolgendo il servizio di presidente della Conferenza episcopale per ben tre mandati, il porporato era stato un punto di riferimento in alcuni passaggi significativi nella recente storia del Messico. In particolare, i vescovi del suo Paese ne sottolineano il ruolo nei negoziati di pace e riconciliazione che hanno portato agli “Acuerdos de San Andrés” sui diritti e la cultura indigena, firmati il 16 febbraio 1996, e i suoi sforzi per il ristabilimento delle relazioni diplomatiche — interrotte per oltre cento anni — tra lo Stato messicano e la Santa Sede nel 1992, con la riforma costituzionale dell’articolo 130. Senza dimenticare la sua opera nelle commissioni episcopali per la pastorale sociale e per il clero, oltreché l’impulso dato al processo di canonizzazione di Rafael Guízar y Valencia (1878-1938), già vescovo di Veracruz-Jalapa, beatificato da Giovanni Paolo II nel 1995 e canonizzato nel 2006 da Benedetto XVI.

Il cardinalato nel 2018, a ormai 87 anni di età, lo aveva sorpreso. «Papa Francesco vuole dirmi: continua a servire la Chiesa con le tue doti, poche o tante che siano» aveva confidato alla sua gente, facendo notare che «l’esempio che il Papa ci dona va oltre il suo magistero intellettuale» e assicurando di interpretare il cardinalato come uno sprone a «mantenere le braccia aperte verso tutti, senza distinzioni». E così, nonostante le sue precarie condizioni di salute, aveva continuato la sua missione tenendo, in particolare, ritiri spirituali e incontri di formazione.

Del resto, Sergio Obeso Rivera è stato sempre un promotore del dialogo e dell’incontro, puntando a valorizzare tutto ciò che unisce e respingendo ciò che divide. Cuore della sua azione pastorale è stata Jalapa — una realtà difficile segnata da tanti contrasti — di cui è stato pastore per ventotto anni. E proprio a Jalapa, nello stato di Veracruz, era nato nel 1931, sesto dei nove figli di Emilio Obeso, originario delle Asturie, in Spagna, e di Estela Rivera, originaria di Las Vigas de Ramírez. Portata a termine l’istruzione primaria, il 23 gennaio 1944 era entrato in seminario.

Conclusi gli studi umanistici, era stato inviato a perfezionare la formazione filosofica e teologica alla Pontificia università Gregoriana, risiedendo nel Pontificio collegio Pio latino americano. A Roma, dopo aver conseguito la laurea in filosofia e il dottorato in teologia, era stato ordinato sacerdote il 31 ottobre 1954, nel giorno del suo ventitreesimo compleanno.

Al ritorno in Messico, per diciassette anni, dal 1955 al 1971, aveva prestato servizio nel seminario di Jalapa come prefetto di filosofia e di teologia, direttore spirituale e infine come rettore. Nello stesso periodo era stato anche cappellano del convento delle monache Cappuccine del Santissimo Sacramento (oggi Missionarie eucaristiche francescane).

Non aveva ancora compiuto quarant’anni quando, nel 1971, era stato nominato vescovo di Papantla da Paolo VI. Dopo aver guidato quella diocesi per due anni, era divenuto, con il titolo personale di arcivescovo, coadiutore con diritto di successione dell’arcivescovo di Jalapa, monsignor Emilio Abascal y Salmerón, al quale era succeduto nel 1979.

Se il cuore della sua missione è stata senza dubbio Jalapa, Sergio Obeso Rivera ha svolto un ruolo di primissimo piano nella vita della Chiesa nel suo Paese. Il 18 novembre 1982, infatti, era stato eletto presidente della Conferenza episcopale messicana per il triennio 1983-1985. E, alla scadenza, era stato rieletto presidente per un secondo mandato, fino al novembre 1988. In quell’anno era stato nominato presidente della commissione del clero nell’ambito della Conferenza episcopale, svolgendo anche questo incarico per due trienni. Eletto per la terza volta presidente dell’episcopato messicano per il periodo 1995-1997, nel novembre 2000 era divenuto presidente della commissione di pastorale sociale per il triennio 2001-2003 e poi era stato rieletto per il periodo 2004-2006.

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