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La missione di Pietro

· ​Nella messa conclusiva della visita a Firenze il Pontefice richiama la figura di Leone Magno ribadendo che l’umanesimo ha avuto sempre il volto della carità e all’udienza generale sottolinea che l’orizzonte della famiglia cristiana è quello della Chiesa, madre di tutti ·

«L’alleanza viva e vitale delle famiglie cristiane, che precede, sostiene e abbraccia nel dinamismo della sua ospitalità le fatiche e le gioie quotidiane, coopera con la grazia dell’Eucaristia, che è in grado di creare comunione sempre nuova con la sua forza che include e che salva. La famiglia cristiana mostrerà proprio così l’ampiezza del suo vero orizzonte, che è l’orizzonte della Chiesa Madre di tutti gli uomini, di tutti gli abbandonati e gli esclusi, in tutti i popoli». Così nella mattinata di oggi, 11 novembre, il Papa, concludendo l’udienza generale, ha ripreso uno dei temi portanti — la vicinanza della Chiesa alle donne e agli uomini del nostro tempo — della visita di ieri a Firenze, conclusa nel pomeriggio con una messa nello stadio comunale della città.

Spiegando il Vangelo della ricorrenza liturgica nella memoria di san Leone Magno il suo successore ha detto che «mantenere un sano contatto con la realtà, con ciò che la gente vive, con le sue lacrime e le sue gioie» è l’unica via «per parlare ai cuori delle persone toccando la loro esperienza quotidiana» e «l’unico modo per aprire il loro cuore all’ascolto di Dio. In realtà, quando Dio ha voluto parlare con noi si è incarnato. I discepoli di Gesù — ha continuato Papa Francesco — non devono mai dimenticare da dove sono stati scelti, cioè tra la gente, e non devono mai cadere nella tentazione di assumere atteggiamenti distaccati, come se ciò che la gente pensa e vive non li riguardasse o non fosse per loro importante».

Come Gesù, la Chiesa «vive in mezzo alla gente e per la gente», e per questo «ha sempre portato in sé la stessa domanda: chi è Gesù per gli uomini e le donne di oggi?». Anche san Leone Magno — ha poi detto Papa Francesco — «portava nel suo cuore la stessa domanda», e nella risposta di Simone è racchiusa tutta la missione di Pietro e dei suoi successori, «cioè custodire e proclamare la verità della fede; difendere e promuovere la comunione tra tutte le Chiese; conservare la disciplina della Chiesa». E oggi «la nostra gioia è anche di andare controcorrente e di superare l’opinione corrente, che, come allora, non riesce a vedere in Gesù più che un profeta o un maestro» ha osservato il Pontefice.

Alla radice della salvezza — ha continuato — sta infatti la volontà di un Dio misericordioso, che non si vuole arrendere di fronte alla incomprensione, alla colpa e alla miseria dell’uomo, ma si dona a lui fino a farsi Egli stesso uomo per incontrare ogni persona nella sua condizione concreta». Ed «è questa la strada su cui incrociamo l’umanità e possiamo incontrarla con lo spirito del buon samaritano. Non per nulla l’umanesimo, di cui Firenze è stata testimone nei suoi momenti più creativi, ha avuto sempre il volto della carità». Eredità per un nuovo umanesimo che il Papa ha augurato alla città e all’Italia.

L'omelia della messa a Firenze 

La catechesi all'udienza generale 

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16 novembre 2019

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