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La missione dei cattolici in Italia

· Interventi del presidente e del segretario generale della Conferenza episcopale ·

Per il cardinale Bagnasco il mondo politico deve essere un punto di riferimento esemplare

Bisogna «saper guardare alto e lontano», per «vedere vicino e concreto», avendo «nella mente e nel cuore» solo l'amore per il popolo italiano, «che possiede un grande senso di umanità e moderazione». È un passaggio dell'omelia che il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), ha pronunciato oggi, 16 dicembre, durante una concelebrazione eucaristica presieduta presso il Senato della Repubblica italiana. Ha affermato il porporato: «Il mondo politico, nella complessità delle sue articolazioni, è chiamato ad essere, di natura sua, un punto di riferimento dell'arte del dialogo, il luogo in un certo senso esemplare per una società, lo spazio di incontro di persone, di confronto di idee, di ragionevolezza, di rigore con se stessi: in una parola, di quella nobiltà spirituale che nasce da un pensare onesto, limpido e lineare, e dalla consapevolezza di rappresentare la gente, che vuol guardare ai suoi rappresentanti con fiducia e aspettative legittime». Il popolo italiano, ricorda il presidente della Cei, «è capace di dedizione, di sacrificio e anche di eroismo per amore della famiglia, vero e insostituibile presidio di una società fraterna e solidale».

Ieri il cardinale Bagnasco aveva svolto alcune riflessioni sul Paese a margine di una messa celebrata presso l'ospedale pediatrico «Gaslini» di Genova. Il recente voto in Parlamento sulla fiducia al Governo — secondo il porporato — ha rappresentato la volontà degli italiani, che «ripetutamente si sono espressi con un desiderio di governabilità. Questa volontà, questo desiderio espresso in modo chiaro e democratico, deve essere da tutti rispettato e da tutti perseguito con buona volontà ed onestà».

Sempre ieri il segretario generale della Cei, il vescovo Mariano Crociata, ha ricordato il «contributo essenziale che cattolicesimo e Chiesa possono recare ancora al cammino del Paese a 150 anni dalla sua unificazione politica». Un contributo «non solo attuale ma ancora più urgente che in certi momenti del recente passato». Ha detto ancora il presule: «Essere sempre di più e meglio cattolici e Chiesa è il primo contributo che possiamo dare alla collettività nazionale», e la «missione civile» dei cattolici nella vita del Paese comporta, per la Chiesa, «il compito epocale di rivitalizzare un cattolicesimo popolare che vivrà sempre meno di inerzia storica e avrà bisogno sempre di più di risveglio spirituale e pastorale».

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