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La missione al centro

· A Milano la casa generalizia e la nuova sede del Pime ·

Il Museo Popoli e Culture  nel nuovo centro del Pime

Sarà un weekend del tutto particolare quello che vivrà il Pontificio istituto missioni estere (Pime) sabato 14 e domenica 15 settembre. Il tradizionale congressino missionario — alla sua ottantacinquesima edizione — avrà infatti un “colore” diverso perché, per l’occasione, verrà ufficialmente inaugurato il nuovo centro missionario in via Monte Rosa 81, a Milano, dove ora ha sede (seconda importante novità) anche la casa generalizia dell’istituto. Lo spostamento del centro Pime da via Mosé Bianchi (dov’era stato edificato a metà degli anni Sessanta) rappresenta una piccola cosa in termini puramente logistici - si tratta di poche decine di metri - ma di un passo notevole in direzione di una riqualificazione del progetto missionario Pime per Milano e l’Italia intera. Il centro che domenica sarà inaugurato dall’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, è infatti uno spazio totalmente ripensato, all’interno di una sede storica, ben nota ai milanesi, chiamata “casa madre”, poiché, dopo la fondazione nella vicina Saronno, è qui che l’istituto (allora Seminario lombardo per le missioni estere) mise le sue radici a metà del XIX secolo. Allora, attorno, era tutta campagna: oggi il contesto è strategico, poiché siamo a due passi dal quartiere Citylife, icona della Milano del terzo millennio, con le sue torri-grattacielo.

Gli oltre 1200 metri quadrati del nuovo centro Pime, risultato di un sapiente lavoro di restauro, accolgono tesori vecchi e nuovi. A partire da una modernissima video-installazione che, all’ingresso, introduce i visitatori per far loro conoscere i 450 missionari del Pime che annunciano il Vangelo in 19 Paesi (presto anche una nuova presenza in Tunisia). Tra le novità anche una caffetteria culturale, pensata per facilitare l’incontro con i giovani, l’ascolto delle testimonianze e della musica dal mondo. Ancora. Nei nuovi spazi è stato riallestito il noto e apprezzato Museo Popoli e Culture, ora ampliato e arricchito di installazioni multimediali.

Totalmente rinnovati anche gli spazi commerciali, con la libreria Pime Store che, oltre a un’ampia selezione di testi religiosi e non solo, offre anche prodotti (alimentari, ma anche oggettistica e abbigliamento) del commercio equo e solidale e delle cooperative sociali. Con i suoi oltre 40.000 volumi, la biblioteca, in rete con l’Università Cattolica del Sacro Cuore, si aprirà ulteriormente al mondo culturale e accademico, con un occhio speciale ai giovani. Infine, è stato rinnovato pure il teatro che, nel grande auditorium intitolato a padre Piero Gheddo, propone di anno in anno un cartellone di qualità.

Quale sia il senso di un investimento tanto significativo, sia in termini di risorse umane che economiche (una quarantina i dipendenti e collaboratori stabili del centro), lo spiega il direttore, padre Mario Ghezzi, già missionario in Cambogia: «Solo incontrando una città con tutte le sue problematiche si può portare la parola di speranza di Gesù. Per tutto questo il Pime ha deciso di incontrare Milano e la Chiesa ambrosiana secondo una nuova modalità, con un centro culturale aperto al territorio e alla città come proposta di dialogo. Avremmo potuto fare a meno di aprire una caffetteria culturale, un’iniziativa sicuramente insolita per un istituto missionario, ma si tratta di un linguaggio che oggi è ben compreso da chi abita la città, e se noi vogliamo incrociare i suoi abitanti dobbiamo parlare il loro stesso linguaggio».

Quanto al trasloco della direzione generale del Pime a Milano da Roma (sin qui la sede era in via Guerrazzi, a Monteverde), è padre Ferruccio Brambillasca, nel maggio scorso riconfermato superiore generale per altri sei anni, a spiegare: «Da una parte ci sono delle ragioni pratiche: lo stesso Papa Francesco ci richiama spesso ad avere poche strutture, facilmente gestibili, e anche il Pime ha ritenuto di doversi “alleggerire” un po’. Tuttavia, non è solo un trasloco, ma c’è la volontà di essere una presenza missionaria significativa a Milano e in Lombardia, aprendo questa realtà ad altri mondi. E si tratta, in un certo senso, di un ritorno, viste le origini milanesi dell’istituto». In effetti, se pure il Pime è diffuso in varie regioni d’Italia, la stragrande maggioranza dei suoi membri (non composta da religiosi, ma da preti e missionari laici, un tempo detti “fratelli”) proviene dall’Italia del nord e, in particolare, dalla diocesi ambrosiana. Tant’è che in alcune zone d’Asia il Pime era (ed è) chiamato “i missionari di Milano”.

«La missione al centro» è l’efficace slogan del congressino 2019. Il momento-clou sarà la santa messa di domenica alle 10.30, presieduta dall’arcivescovo Delpini: la celebrazione, per l’arcidiocesi di Milano, costituirà anche l’apertura ufficiale del Mese missionario straordinario voluto da Papa Francesco per l’autunno 2019, a cent’anni dalla Maximum illud. Nel corso dell’eucaristia avrà luogo il tradizionale, sempre commovente, momento della consegna dei crocifissi e il saluto ai missionari partenti.

L’appuntamento del 14 e 15 settembre sarà speciale anche perché sotto il segno dell’Amazzonia, a pochi giorni dal via del sinodo dei vescovi dedicato al “polmone verde del pianeta”. Sabato 14, al mattino, è previsto un grande convegno dal titolo: “Il grido dell’Amazzonia”, con relatori di spicco. Due nomi per tutti: Lucia Capuzzi e Stefania Falasca, entrambe giornaliste di «Avvenire», autrici di Frontiera Amazzonia, in libreria per i tipi di Emi. Sull’Amazzonia — immensa area dove i missionari del Pontificio istituto missioni estere operano da oltre 70 anni — il centro Pime ha da mesi condotto una campagna di sensibilizzazione, con eventi culturali e una mostra, presentati in varie località della Lombardia, e con un sito dedicato (www.amazzonia2019.com).

di Gerolamo Fazzini

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27 gennaio 2020

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