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La misericordia capovolta

· ​Sull'utopia assassina di Reinhard Heydrich, capo dei servizi segreti delle ss ·

Il campo di concentramento di Dachau

La chiamarono morte misericordiosa. Era l'anno 1939. Ma la misericordia di Hitler, lo sterminio della vita «indegna d'essere vissuta» tramite il programma statale di eutanasia, era in realtà uno dei pilastri economici dell’utopia nazista nella quale tutti noi abbiamo rischiato di vivere ed essere educati. O, almeno, quelli fra noi giudicati degni di sopravvivere allo «sradicamento biologico» di ebrei, slavi, zingari, asociali, malati e vecchi che avrebbe dovuto bonificare l’Europa unita dalla guerra sotto la svastica. In quell’anno di ferro 1939, l’utopia razziale ed imperialista del nazismo era pronta all’avvento nella storia e per questo mosse guerra.
Un quartetto infernale — per dirla con lo storico Edouard Husson — pianificava segretamente l’annichilimento di undici milioni di ebrei entro il ’42 e poi di altri trenta milioni di europei, a partire da polacchi e cechi. Vernichtung era la parola — vera — per la cosa: letteralmente riduzione al nulla. E sull’annullamento di quaranta e più milioni di vite umane doveva nascere un impero economico i cui semi erano stati messi a dimora proprio — e non sembri azzardato giacchè è solo folle — con il programma di eutanasia. La morte misericordiosa, che fu detta Aktion t4 dalla sede berlinese della Tiergartenstrasse numero 4, serviva anche (o meglio soprattutto) a pianificare una ricca società di forti affrancata da costose zavorre umane. Società fondata sul diritto ad uccidere, instaurato pervertendo il concetto di misericordia. Una misericordia legalmente e responsabilmente assassina.
Il quartetto infernale comprendeva il führer Adolf Hitler, il predatore seriale Hermann Goering, il Reichsfuhrer delle ss e neopagano Heinrich Himmler. La quarta meno nominata figura fu, però, quella che dette all’utopia bruna la micidiale efficienza e lungimiranza che la rese per alcuni terribili anni una possibilità reale di futuro per un’Europa diversamente unita. Reinhard Heydrich, capo dei servizi segreti delle ss, ex cattolico ed apostata, è una delle figure più enigmatiche e meno esplorate del terzo Reich. La sua impronta, organizzativa ma anche ideologica, è però rintracciabile in tutta la parabola nazista nella quale fu determinante; dai campi di concentramento alla soluzione finale passando, appunto, per l’eutanasia.
L'esordio in scena fu la Notte dei lunghi coltelli nel ‘34, la "purga di sangue" alla quale dette un’implacabile organizzazione prendendosi, tra l'altro, personalmente cura dell'esecuzione degli oppositori cattolici. Meno conosciuto è il suo coinvolgimento nel programma di eutanasia t4 che sfociò nella messa a punto di tecniche di sterminio e di camuffamento diabolicamente efficienti che Heydrich fu poi chiamato a riversare nell’organizzazione del giudeicidio.
La misericordia assassina, che fin dal ’39 grazie allo zelo della classe medica schedava sistematicamente i bambini tedeschi deformi o ritardati che gravavano economicamente sullo Stato ebbe in Heydrich il suo inviato di fiducia. Alla fine di luglio di quell’anno, infatti, ebbe luogo una riunione operativa e segreta che si può considerare la conferenza di Wannsee dell’eutanasia. Non dovendo a porte chiuse usare eufemismi per placare la pubblica coscienza, in quella sede si parlò di soppressione radicale (Vernichtung) della vita umana indegna di essere vissuta (lebensunwerten Lebens).
Uno dei medici alla quale l’operazione segreta fu affidata, Leonardo Conti, assoldò tramite Himmler gli assassini misericordiosi del Kriminaltecnisches Institut di Reinhard Heydrich. Le vittime in Germania — ritardati mentali, anziani, bambini malformati — furono almeno settantamila fino al ‘41 quando la Chiesa alzò la voce imponendo la sospensione ufficiale di t4. Cedendo alle indomabili denunce del vescovo di Munster, cardinale Clemens Von Galen, e alle proteste del Vaticano, Hitler disse con il disprezzo dei vili: «Si tengano i loro idioti e ne facciano i loro sacerdoti». Dal talento e dal furore di Heydrich era però già nato il sistema di soppressione industriale che serviva a rendere indolore, addirittura giusto, uccidere. Le camere a gas risparmiavano al medico di farsi carnefice diretto del malato o del disabile, lo riducevano ad ingranaggio incolpevole di un meccanismo addirittura pietoso. E non è un caso che gli stessi uomini siano stati spina dorsale dell’eutanasia e del giudeicidio. Ossia dell'eugenismo e del razzismo, le due facce della stessa medaglia. I centri di annientamento t4 di Brandenburg, Grafeneck, Sonnestein prepararono i campi di sterminio di Auschwitz e Treblinka. Ebbero, i primi ed i secondi, gli stessi comandanti, gli stessi tecnici e venivano finanziati dagli stessi conti correnti. Del resto dietro ad eutanasia e giudeicidio c’era lo stesso architetto ed inflessibile pianificatore. Heydrich, l'uomo che uccideva per misericordia.
Reinhard Heydrich, fu il campione della misericordia pervertita che legittimò l'utopia assassina delle ss. La sua figura, meno studiata, è dunque anche meno offuscata da stereotipi rassicuranti su una mostruosità distante del Terzo Reich. Il temutissimo capo delle spie delle ss, al contrario, ci può spiegare invece in cosa il suo mondo, capovolto, darwiniano. avido e bugiardo, sia vicino a noi. Cresciuto nella fede cattolica, Reinhard Heydrich la abbandonò nel 1936. La moglie Lina raccontò che «era sempre rimasto cattolico ma, nel 1936, aveva abbandonato la Chiesa per incompatibilità». A scorrere le foto di famiglia vedreste un padre tenero che era, però, uno dei più determinati assassini ideologici della storia. La "belva bionda", che infestava l'accesso al campo di concentramento di Dachau accogliendo i Pfarrer (i preti deportati) con un sardonico e blasfemo «sia lodato Gesù Cristo» al quale era funesto rispondere «sempre sia lodato», e che spinse il suo odio per la Chiesa fino a programmi di infiltrazione dei seminari con giovani ss, si sentiva infatti parte di una normalità che scorreva grazie alla negazione della realtà omicida. Una realtà che aveva i suoi santi al contrario e le sue virtù eroiche capovolte: uccidere serialmente e pianificare l'uccisione di decine di migliaia di persone, mantenendo un «cuore di ferro» era lo stigma dell’uomo nuovo deciso ad affrancare la Germania da nemici mortali e zavorre, ebrei e malati, senza risparmiarsi dolori e sofferenze. Reinhard Heydrich dicono avvertisse questo fardello al punto da suscitare la commiserazione di Himmler («Heydrich era un poveretto» disse dopo la sua morte). Ne era convinto Joachim Fest che giudicò la sua come «una vita impostata sulla menzogna» e tormentata dalla coscienza di Macbeth che chiede pietà allo spettro di Banquo senza però recedere «dalla via del sangue». Dava sfogo all’indicibile grazie al suo violino che suonava genialmente versando lacrime incredibilmente vere. Il "giovane dio della morte", dalla raggelante vocetta di capra, si dedicò con furia alla missione affidatagli di cancellare le vite inutili. Come poi per il giudeicidio, Heydrich entrò in scena nel ‘39 a fare sistema di pratiche che andavano avanti dal ‘35 grazie anche alla martellante propaganda contro deformi e malati. Quando il timone passò agli specialisti di Heydrich, tutto il ciclo ebbe un’accelerata brusca e qualitativa. La macchina dell’eutanasia cominciò presto a fagocitare anche gli asociali, in una spirale che, però, dovette allentare formalmente la corsa nell’autunno ‘41 di fronte all'insorgere della Chiesa (lo sterminio proseguì sottotraccia e fece duecentomila vittime). In realtà Hitler non fece che spostare i suoi specialisti anche sul più vasto e potenziato programma di annientamento del nemico ebreo del quale l'eutanasia era premessa e laboratorio. E se sopprimere i disabili valeva grossi risparmi — oggi si direbbe razionalizzazione della spesa — l’eliminazione degli ebrei, spacciata per difesa della sicurezza dei tedeschi e degli elastici confini del Reich valeva assai di più. Il solo Heydrich, su incarico di Goering, dal ‘39 aveva messo le mani sull’equivalente di un miliardo di marchi del Reich in valuta straniera sottratta agli ebrei. Gli ambienti dell’industria e della finanza — per l’occasione "ariana" — già ingolositi dall’odore dei soldi, intanto premevano per l'arianizzazione patriottica dei beni altrui, indifferenti all’altrui destino. Un mondo capovolto darwininianamente selezionato, dove la parola misericordia voleva dire assassinio, l’assassinio era un risparmio di Stato e l'individuo, ridotto ad un ingranaggio amorale, poteva uccidere senza avvertirne il peso grazie all’invenzione di un nemico e ad una tecnologia asservita al potere. Era il mondo di Reinhard Heydrich. Era l’anno 1939 di un'Europa che non fu.

di Chiara Graziani

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27 gennaio 2020

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