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La malattia dell’indifferenza

· Ai catechisti il Papa chiede di trovare vie nuove per incontrare e aiutare i poveri e invoca la fine della violenza che ha colpito in questi giorni il Messico ·

Papa Francesco ha assicurato la propria «preghiera per il caro popolo messicano, perché cessi la violenza che in questi giorni ha colpito anche alcuni sacerdoti». All’Angelus di domenica 25 settembre, recitato dal sagrato della basilica di San Pietro dopo la messa per il giubileo dei catechisti, il Pontefice ha voluto anche unirsi ai vescovi del paese latinoamericano «nel sostenere l’impegno della Chiesa e della società civile in favore della famiglia e della vita, che in questo tempo richiedono speciale attenzione pastorale e culturale».

In precedenza, celebrando l’eucaristia per i venticinquemila catechisti giunti da ogni parte del mondo in occasione del loro giubileo, Francesco aveva commentato le letture della liturgia del giorno, in particolare la parabola del ricco e del povero Lazzaro. Attualizzandone i contenuti, il Papa ha denunciato l’insensibilità odierna che «scava abissi invalicabili per sempre. Noi — ha spiegato — siamo caduti, in questo momento, in questa malattia dell’indifferenza, dell’egoismo, della mondanità». Però, ha chiarito, «il Vangelo ci aiuta a capire che cosa vuol dire amare» e «soprattutto a evitare alcuni rischi». Come quello di finire come l’uomo ricco della parabola, che «in realtà, non fa del male a nessuno» però è affetto da «una forte cecità», che lo rende incapace di «guardare al di là del suo mondo»: egli «non vede con gli occhi perché non sente col cuore».

Infatti, ha osservato il Pontefice, «nel suo cuore è entrata la mondanità che anestetizza l’anima». Quella mondanità che «è come un “buco nero” che ingoia il bene, spegne l’amore, fagocita tutto nel proprio io. Allora si vedono solo le apparenze e non ci si accorge degli altri, si diventa indifferenti a tutto». E chi soffre di «questa grave cecità, assume spesso comportamenti “strabici”: guarda con riverenza le persone famose, di alto rango, ammirate, e distoglie lo sguardo dai tanti Lazzaro di oggi, dai poveri e dai sofferenti che sono i prediletti del Signore».

Di contro, ha proseguito il Papa nella sua riflessione, Dio «guarda a chi è trascurato e scartato dal mondo». Al punto che «Lazzaro è l’unico personaggio, in tutte le parabole di Gesù, a essere chiamato per nome». Invece «l’uomo ricco non ha neppure un nome; la sua vita cade dimenticata, perché chi vive per sé non fa la storia», mentre «un cristiano deve uscire da sé stesso, per fare la storia».

Da qui l’invito rivolto da Francesco ai catechisti «a trovare vie per incontrare e aiutare», in particolare i poveri, perché — ha concluso — essi «non sono un’appendice del Vangelo, ma una pagina centrale, sempre aperta davanti a tutti».

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20 ottobre 2019

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