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La maglia
di Adam

· All’udienza generale ·

L’incoraggiamento di Papa Francesco per «promuovere la vita dei più poveri, favorendo un autentico sviluppo integrale e rispettoso della dignità umana», compresa l’inclusione finanziaria soprattutto in vista della prossima riunione a Washington della Banca Mondiale, ha trovato eco, in piazza San Pietro, tra i ventimila partecipanti all’udienza generale.

E così Marzia e Melania D’Agata hanno donato al Pontefice due grandi quadri — raffiguranti il crocifisso e Papa Francesco — dipinti dal loro papà Marcello, recluso nella sezione di massima sicurezza del carcere di Milano Opera, dopo essere stato anche sottoposto al regime duro previsto dal 41 bis. Un gesto di particolare significato che «dà speranza e dignità» a tutti coloro che stanno vivendo l’esperienza della detenzione. Ad accompagnare le due donne, suor Maria Stella De Marchi, che esercita il suo apostolato nel penitenziario milanese, e alcuni volontari.

Una testimonianza di «dignità nell’integrazione» l’hanno raccontata a Francesco anche Nicola e Alfonsina Di Matteo, coniugi bolognesi. Protagonisti di una storia di accoglienza che ha segnato la loro vita: nel 1994 incontrarono «per caso in un bar una famiglia venuta dal Marocco — padre, madre incinta e un bambino piccolo — e offrimmo loro la colazione per diversi giorni, fino al loro rientro in patria». La donna però morì subito dopo il parto e così, confidano, «abbiamo fatto il possibile per trovare un lavoro in Italia per il papà, aiutandolo a crescere i due bimbi». Adesso l’uomo è un apprezzato barman, mentre il figlio minore è Adam Masina, calciatore professionista che gioca nel campionato di serie a con il Bologna. E Nicola e Alfonsina hanno regalato al Papa la maglia numero 25 del “loro” Adam, come simbolo di riscatto, dignità integrazione riuscita.

E per sottolineare i valori dell’accoglienza, Francesco ha anche incoraggiato il servizio che i marinai spagnoli della fregata Santa Maria svolgono nel Mediterraneo «per soccorrere gli immigrati che cercano di fuggire dall’Africa e dagli inumani trattamenti delle mafie».

In chiave ecumenica, significativo l’incontro del Pontefice con la delegazione del collegio teologico di Atene, gestito dall’Apostolikì Diakonìa della Chiesa ortodossa di Grecia, guidata dal vescovo direttore generale Agathanghelos e accompagnata da monsignor Andrea Palmieri, sottosegretario del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Apostolikì Diakonìa è un’organizzazione, che sotto la direzione dell’arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia Hieronymos ii, si occupa di un’ampia gamma di attività, come la formazione culturale e teologica, la preparazione dei catechisti e dei sacerdoti e la pastorale missionaria.

Con l’incontro di oggi Apostolikì Diakonìa rilancia dunque l’impegno avviato nel 2005, in collaborazione con il dicastero ecumenico della Santa Sede, di offrire ogni anno a venti studenti cattolici delle Pontificie università borse di studio ad Atene, comprendenti lezioni di greco moderno e incontri sulla cultura greco ortodossa. Nonostante la crisi economica che colpisce il paese ellenico e l’opposizione di alcuni circoli anti ecumenici, Apostolikì Diakonìa continua a proporre questo programma e ha anche istituito una cattedra di greco moderno al Pontifico Istituto Orientale di Roma, con la presenza di un docente di madre lingua.

Per parlare di «speranza e di dialogo tra cristiani e musulmani in cammino nel carisma dell’unità» sono venuti all’udienza novanta giovani focolarini provenienti da Canada, Stati Uniti d’America, Libano, Turchia, Giordania, Algeria, Germania e Francia.

Al termine dell’udienza, con un gesto delicato Nicoletta Campanella ha donato a Francesco una piccola pianta della rosa “San Valentino”, da lei «ritrovata dopo accurate ricerche» a San Feliu de Llobregat, in Catalogna. «La rosa “San Valentino”, nella sua dimensione di pianta da fiore che non si recide, è simbolo di quell’amore chi si costruisce e si alimenta con dedizione».

Tra i tanti doni, uno particolarmente significativo per originalità: la basilica di San José de Flores a Buenos Aires, molto cara a Papa Francesco, scolpita con la sabbia. A realizzarla i coniugi John Gowdy e Laura Cimador. «Abbiamo scelto la sabbia del fiume Piave per ricordare la tragedia della prima guerra mondiale e rilanciare l’impegno del Papa per la pace tra i popoli» raccontano.

Prima dell’udienza, a Santa Marta, la pittrice russa Natalia Tsarkova ha presentato al Papa un quadro di gradi dimensioni che ritrae san Giorgio nell’atto di «combattere il male, impersonato dal drago». Frutto di sette anni di lavoro, l’opera «rappresenta anche una “prima” nella storia dell’arte perché — spiega l’autrice — il santo a cavallo costringe il drago a vomitare le tragedie umane che il male stimola». Il titolo esatto dell’opera è «San Giorgio nel terzo millennio» e l’artista tiene a rimarcare che il protagonista è «patrono d’Inghilterra e di Mosca»: un fatto che costituisce, oggi più che mai, un richiamo alla pace e al dialogo. Infatti il quadro sarà portato nei prossimi giorni prima a Londra e poi nella capitale russa.

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16 luglio 2019

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