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La madre di Gesù
è ancora lì

· ​A colloquio con il rettore-arciprete della cattedrale ·

Rettore della cattedrale di Notre-Dame di Parigi dal 2016, monsignor Patrick Chauvet ha trascorso tutta la notte ai piedi della cattedrale, pregando e sperando che le fiamme non divorassero tutto. Raggiunto questa mattina dall’Osservatore Romano, pur nella stanchezza, racconta di una ferma volontà di rimboccarsi le maniche e ripartire.

Monsignore, qual è il suo stato d’animo oggi? Cos’è rimasto delle immagini di ieri?

Una profonda tristezza, la desolazione di vedere la cattedrale ridotta così, ma anche la speranza, una speranza dovuta alla fede, alle numerose espressioni di vicinanza che sto ricevendo dal mondo intero. È importante sentirsi appoggiati da tutti, che siano capi di stato, il sindaco della città, gli amici e sacerdoti di Parigi, vescovi, persino quelli africani. Il presidente Emmanuel Macron, che era accanto a me sul sagrato della cattedrale, mi ha trasmesso i messaggi ufficiali ricevuti dai capi di stato. Penso che di fronte a questo dramma si sta creando una grande comunione e questa comunione spero possa diventare una bella speranza.

Cosa rappresenta questo luogo per i cristiani, i francesi e la gente nel mondo?

Notre-Dame di Parigi è un santuario, ci si reca nella cattedrale per vedere la Vergine Maria, per venerare la corona di spine, per assistere a una bella liturgia, per assistere alle conferenze, ai concerti. Notre-Dame è tutto questo. Per tutti i francesi la chiesa rappresenta anche la storia del nostro paese. Basta ricordare alcune pagine di storia di Francia, con san Luigi, Luigi xiii, l’incoronamento di Napoleone, il matrimonio di Napoleone iii, il Te Deum dopo la Prima Guerra mondiale, il Magnificat di De Gaulle alla liberazione di Parigi nel 1944, i funerali dei presidenti De Gaulle, Pompidou e Mitterrand. Quando c’è un dramma nel nostro paese, si va a Notre-Dame perché è il cuore della Francia, il cuore di Parigi.

E gli stranieri che visitano la cattedrale? Da cosa sono colpiti?

Sono innanzitutto colpiti dalla bellezza del luogo, i numerosi turisti americani ammirano meravigliati la nostra cattedrale... Ma non è soltanto questo, in molti vengono per partecipare alla messa, ecco perché il mio motto è: «si entra turista, se ne esce pellegrino».

Fortunatamente l’altare è rimasto intatto nonostante il crollo della guglia sovrastante...

Ciò che mi ha particolarmente commosso è di aver visto che la Vergine era rimasta in piedi, Maria Regina, la Vergine incoronata. L’ho appena vista sul suo pilastro. Ho pensato allora alla mamma di Gesù nelle nozze di Cana, a queste parole «La madre di Gesù era lì». Quando questa mattina ho visitato la cattedrale a cielo aperto, devastata dal fuoco, è verso di Lei che ho rivolto la mia preghiera.

Come vede il futuro ?

Per ora bisognerà decidere rapidamente quale altra chiesa potrà sostituire temporaneamente la cattedrale, per consentire all’arcivescovo di continuare a celebrare la messa. Io continuerò ad occuparmi della cattedrale, è questa la mia missione, che consisterà adesso nel rilanciare più che mai il mecenato, sorvegliare i lavori. Il nostro compito è di ricostruirla tutti insieme.

Con l’obiettivo di ricostruirla come prima?

Certamente, ne siamo capaci, la cattedrale ritroverà il suo aspetto originario e lo faremo in tempi brevi, non ci vorranno certo 107 anni! Dobbiamo rimanere ottimisti, lo slancio di solidarietà è già iniziato, gli americani saranno presenti, si tratta di una grossa colletta, anche la Città di Parigi contribuirà.

di Charles de Pechpeyrou

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24 agosto 2019

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