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La madre che amava sorridere

Una domenica di primavera, dopo pranzo. Il sole, dal cielo e dalle acque del lago, entra vigoroso attraverso gli ampi finestroni che costellano gli altissimi corridoi che circondano il chiostro del monastero, immaginato dietro i vetri opachi che lo separano da noi.

L’aula san Benedetto, un ampio salone quadrato che si affaccia dall’alto sul lago d’Orta, è stato sempre per noi il luogo dell’incontro con la madre Anna Maria Canopi. L’abbiamo conosciuta proprio lì tanti anni fa e nello stesso luogo l’abbiamo salutata l’ultima volta prima di rivederla un giorno in Paradiso. I tanti ospiti entrano a poco a poco dalla porta accanto al refettorio e dopo tempi variabili escono dalla porta sull’altro lato del salone, dopo aver salutato e scambiato alcune parole con la madre. Nell’uscire, è capitato anche a noi, non sono più gli stessi.

Con una fedeltà e una costanza che le venivano dalla frequentazione continua con il mistero vivente la Madre Anna Maria, dolcemente, cambiava le persone. E lo faceva nel modo più naturale ed efficace possibile, probabilmente molto vicino a quello che doveva mostrare Gesù quando attraversava i villaggi della Galilea circondato dai suoi. Incontrandola e a volte restando a lungo a parlare con lei abbiamo sempre sentito di essere non solo capiti, quasi in anticipo rispetto a quanto potevamo dire, ma compresi e consolati fino in fondo.

La madre ascoltava, in modo vero e attento, e si poneva di fronte a noi, nella sua estrema apparente fragilità fisica, come un gigante capace di guidare, di consigliare, di orientare e di accogliere tutti ma in modo per ognuno personalissimo. Non chiedendo nulla pareva sempre conoscere tutto. Era una donna di spirito in tutti i sensi, anche in quello più umano. Amava spesso sorridere ed era capace di guardare con umorismo ai suoi presunti difetti spesso addolcendo le situazioni più difficili con una spontanea leggerezza che tante volte ci ha fatto pensare a san Filippo Neri.

«Madre, ci sono i Cancelli», le dissero un giorno al nostro arrivo in monastero. «E quali cancelli aspettavamo?», rispose spontanea la madre. Era lei stessa a ricordarci sorridendo questo aneddoto dei nostri inizi all’isola. Una fondatrice di monasteri fedelissima alla Parola e alla Liturgia, la madre Anna Maria ha accolto due Papi nell’allora priorato di Saint-Oyen in Valle d’Aosta, san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, e di quei momenti ha sempre serbato un ricordo freschissimo.

Sono tante le giovani che negli anni hanno sentito la vocazione monastica benedettina incontrando i suoi occhi vivissimi e seguendo il suo esempio, sono altrettanto numerosi i laici che come noi hanno imparato a conoscere san benedetto e la sua Regola anche grazie a come lei la viveva, fino in fondo. L’abbiamo abbracciata tante volte prima di rimettere nelle sue mani decisioni di importanza fondamentale per la nostra vita e tante volte ci siamo inginocchiati davanti a lei per riceverne la benedizione, siamo certi che lei oggi non ci vuole tristi.

«Donna, perché piangi? Chi cerchi?», disse il giardiniere a Maria Maddalena fuori dal sepolcro. Oggi per madre Anna Maria risuona quel richiamo: «Maria!». Uscita dalla porta, scomparsa dalla nostra vista terrena, anche la nostra madre oggi esclama «Rabbunì!» e ci mostra ancora una volta la strada sicura che porta alla Luce di Pasqua.

di Ferdinando Pietro Maria e Clara Maria Paola Cancelli
Oblati benedettini secolari Monastero Mater Ecclesiae – Isola di San Giulio

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21 ottobre 2019

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