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La Madonna a Treblinka

Il titolo, in italiano, può essere reso come La Madonna Sistina, ma il celebre racconto di Vasilij Grossman è stato tradotto e viene ricordato anche come La Madonna a Treblinka. Lo scrive Adriano Dell’Asta precisando che è una scelta strana, benché abbia le sue ragioni. 

Raffaello«Madonna Sistina» (1514)

Nel testo, l’autore dice in effetti che il famoso, immortale, quadro di Raffaello gli ricorda proprio Treblinka e, quasi a sottolineare questa associazione, cita un passo tratto da un altro suo breve scritto, L’inferno di Treblinka; riferendosi quindi alla Madonna, aggiunge: «Era lei a calpestare scalza, leggera, la terra tremante di Treblinka (...). Guardo suo figlio e riconosco anche lui, dall’espressione adulta, strana».

In questo testo ricco di cose strane, non meno strano può apparire, poi, che qualche pagina dopo Grossman ci dica che «la tela ci parla della gioia di essere creature vive su questa terra, è questa la sua forza prodigiosa e quieta». E ancora più sorprendente può sembrare questo giudizio se consideriamo che Grossman non è un osservatore neutrale in vena di melensaggini poetiche: scrittore di origini ebraiche, corrispondente dal fronte del giornale ufficiale dell’Armata Rossa, è stato uno dei primi giornalisti a entrare nel campo di Treblinka quando sua madre gli era stata già uccisa dalle ss in uno dei loro primi massacri in terra d’Ucraina. Grossman sa quindi tutto, conosce perfettamente le dimensioni della tragedia e non è neppure incline a dimenticare: ha appena scritto una voluminosa opera sui crimini consumati dalle armate naziste nei territori sovietici occupati durante la guerra, e nulla per lui può sottrarsi al giudizio storico e personale.  

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19 agosto 2019

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