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La Madonna di Roma

La basilica papale di Santa Maria Maggiore è il più antico santuario mariano non solo di Roma, ma di tutto l’occidente. Costruita da Liberio nel iv secolo, fu poi restaurata e ampliata da Sisto III in occasione del concilio di Efeso (431), che definì il dogma della divina maternità di Maria. È l’unica tra le basiliche papali romane ad avere conservato intatte le strutture paleocristiane originali, sia pure arricchite da aggiunte successive. Oltre sedici secoli di storia, dunque, per uno straordinario monumento di fede e di amore per la Madre di Dio.

l volto della Salus populi Romani

Ogni anno, l’ultima domenica di gennaio, nella basilica viene celebrata la festa della Traslazione dell’icona Salus populi Romani, rendimento di grazie per questa sacra immagine dagli evidenti caratteri orientali e caratterizzata, secondo la tradizione, da numerose vicende miracolose. La festa è molto sentita e partecipata dai romani, che vedono in quest’icona la loro Madonna, la Madonna di Roma, l’icona mariana più amata e onorata, al punto da essere considerata come un palladio, cioè uno scudo della città. Nella cappella Paolina, dov’è custodita l’immagine, vi è sempre gente in preghiera e la basilica è tra i luoghi più frequentati da romani e pellegrini.

Per comprendere la portata spirituale di questa immagine, bisogna tener presente che si tratta di un’icona e di un’icona molto antica. L’icona non è mai solo un’immagine, ma un invito ad andare oltre quanto vi è raffigurato per entrare in un’altra dimensione, come un ponte tra l’umano e il divino. Ed è questo il suo segreto più profondo. L’icona poi è una presenza, nel senso che rende presente ciò che raffigura. Si può dunque parlare quindi di una particolare mistica delle icone, che ci permettono di vivere un vero incontro con Dio, con Maria e con i santi.

E ancora le icone guardano. Sono guardate, ma anch’esse guardano. Nelle icone lo sguardo di Gesù, di sua madre, è serio, penetrante e, al tempo stesso, tenero e pieno di amore. È uno sguardo capace di trasformare la vita. Bisogna aggiungere, infine, che ogni icona, circondata dalla pietà popolare, è un invito alla preghiera, poiché attesta la fede e la speranza di intere generazioni di fedeli, che lungo la storia davanti a essa hanno pregato e non sono rimasti delusi.

Sono queste le premesse necessarie per capire il fenomeno spirituale dell’icona della Salus populi Romani e la straordinaria devozione e l’amore del popolo di Dio che la circondano da secoli.

L’immagine appartiene alla tradizione delle icone attribuite a san Luca, ma in realtà secondo gli studi più recenti sarebbe opera di un autore anonimo datata tra il ix secolo e il XII. Rappresenta Maria con il figlio in braccio, che con una mano benedice e con l’altra tiene il libro. Si tratta di una Madonna Odigitria, cioè colei che indica la via che è il Figlio. I volti della Madre di Dio e del Bambino sono di una bellezza affascinante: i loro occhi ci fissano in modo amorevole e penetrante. Nella mano sinistra Maria tiene un fazzoletto, pronta ad asciugare le lacrime di chi piangente si rivolge a lei per chiedere aiuto. Le lettere greche sullo sfondo sono le abbreviazioni di mèter theoù, “madre di Dio”, secondo la definizione del concilio di Efeso.

Questa sacra effige è legata a Santa Maria Maggiore. Dal 1256 era posta nella navata centrale della basilica, nel cosiddetto ciborio. Nel 1613, invece, fu collocata nella cappella Paolina, costruita appositamente da Paolo v. Il popolo di Roma si rivolgeva alla Vergine per presentarle tutte le sue necessità, specialmente durante pestilenze, calamità naturali o guerre, quando veniva portata in processione per le vie della città. Così, davanti alla Salus populi Romani hanno trovato eco gli avvenimenti più importanti della vita religiosa e civile. Nel 1931, per il quindicesimo centenario del concilio efesino, Pio XI indisse a Roma uno speciale congresso mariano per onorare la Salus populi Romani. Pio XII le rese omaggio in occasione della proclamazione del dogma dell’Assunzione nel 1950 e poi, nel 1954, nel primo anno mariano, incoronò l’icona. Giovanni Paolo II affidò l’immagine ai giovani nella giornata mondiale della gioventù a Roma nel 2000. «D’ora in poi, insieme alla Croce, essa accompagnerà le Giornate Mondiali della Gioventù. Sarà segno della materna presenza di Maria accanto ai giovani, chiamati, come l’apostolo Giovanni, ad accoglierla nella loro vita» disse il Papa all’Angelus il 13 aprile 2003.

La Salus populi Romani è una delle icone mariane più conosciute e diffuse, spesso sotto nomi diversi, spesso indicata come modello per l’iconografia della Vergine. In Polonia, ad esempio, vengono venerate oltre 350 copie di questa immagine e 37 di esse sono state insignite delle corone papali. La prima copia ufficiale venne eseguita nel 1569 con il permesso di Pio v, su richiesta di Francesco Borgia, preposito generale dei gesuiti e grazie all’appoggio del cardinale Carlo Borromeo, arciprete della basilica. Questa copia è conservata e si trova nella cella di san Stanislao Kostka, presso la chiesa di Sant’Andrea al Quirinale. A tutti i gesuiti che partivano in missione, Borgia donava una copia dell’icona. Matteo Ricci la portò in Cina e la regalò all’imperatore cinese.

Quest’anno la ricorrenza della traslazione della Salus populi Romani avrà un carattere speciale. Per la prima volta sarà presieduta da Papa Francesco, a lei molto legato e che come arcivescovo di Buenos Aires nelle sue visite a Roma non mancava di visitare la basilica. Appena eletto Pontefice, si è subito recato a Santa Maria Maggiore per affidare alla Salus populi Romani il suo pontificato e pregare davanti all’immagine nella basilica, come ogni volta prima e dopo i viaggi internazionali, offrendole dei fiori. «Bel titolo» quello dell’immagine «perché Maria ci dona la salute, è la nostra salute» ed «è la mamma che ci dona la salute nella crescita, ci dona la salute nell’affrontare e superare i problemi, ci dona la salute nel renderci liberi per le scelte definitive; la mamma che ci insegna ad essere fecondi, ad essere aperti alla vita e ad essere sempre fecondi di bene, fecondi di gioia, fecondi di speranza, a non perdere mai la speranza, a donare vita agli altri, vita fisica e spirituale» ha detto il 4 maggio 2013, meno di due mesi dopo la sua elezione.

La festa della Traslazione del prossimo 28 gennaio avrà un carattere particolare anche perché coinciderà con il ritorno dell’icona in basilica, dopo una lunga e impegnativa operazione di restauro, eseguita con dedizione dal personale altamente qualificato del laboratorio restauri dei Musei vaticani. Dopo tanti anni, infatti, anche per questa venerabile icona si è reso necessario un restauro. Il passare del tempo aveva lasciato evidenti segni di deterioramento e aveva oscurato il volto della Vergine e quello del Figlio. Si è voluto dunque ridare all’immagine lo splendore e la luminosità originari, per poi collocarla nell’altare della cappella Paolina a lei dedicato e anch’esso restaurato, trono degno della Madre di Dio.

I romani hanno accolto queste notizie con grande gioia e il prossimo 28 gennaio torneranno a dare la loro testimonianza di fede e di amore alla loro Madonna, invocando la sua intercessione e pregando per Roma, per la Chiesa e in modo speciale per Papa Francesco.

di Stanisław Ryłko, Cardinale arciprete di Santa Maria Maggiore

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