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La lunga strada
delle spose bambine
verso la libertà

· Nonostante i passi avanti a livello legislativo per l’Unicef il fenomeno è ancora fortemente radicato ·

Mai più spose bambine entro il 2030. È l’obiettivo che si è posto Girl not brides l’ong britannica da anni in prima linea per contrastare il fenomeno e oggi impegnata a non farlo dimenticare. I progressi sul piano legislativo di alcuni Paesi, infatti, non devono far trascurare la cruda realtà dei numeri dell’Unicef: sebbene i matrimoni infantili siano in calo a livello mondiale, l’organismo Onu per l’infanzia conferma che all’India, il Paese che resta al comando di questa tristissima graduatoria, non basteranno altri cinquant’anni per liberare le giovani donne indiane, prigioniere di una tradizione che le condanna a una condizione di inferiorità e continua ad alimentare un circolo vizioso di povertà, negando tra l’altro a tutta la comunità le possibilità di un reale sviluppo sociale ed economico. Attualmente in India si contano oltre quindici milioni e mezzo di child brides (“spose bambine”).

Nonostante la rivoluzionaria sentenza dell’11 ottobre 2017, con la quale la Corte suprema indiana ha annullato una legge di 78 anni fa, stabilendo che il rapporto sessuale tra un uomo e una donna minore di 18 anni deve essere considerato «stupro senza eccezioni» anche nei casi di ragazze già sposate, il matrimonio tra minorenni, in India, presenta infatti ancora numeri impressionanti. Dall’ultimo rapporto Unicef si evince che secondo gli ultimi dati a disposizione il 47 per cento dei matrimoni celebrati ha per protagonista una sposa minore di 18 anni, e il 18 per cento una, addirittura, che non arriva a 15 anni.

La sentenza rappresenta decisamente un passo avanti per proteggere le ragazze dagli abusi e dagli sfruttamenti, indipendentemente dal loro stato civile. Ma gli avvocati che si battono per i diritti delle minori non considerano chiusa la loro battaglia. Il prossimo obiettivo sarà quello di impedire con pene severe qualunque escamotage per i matrimoni in caso di donne minorenni, come quello di “celebrarlo” in famiglia per poi formalizzarlo solo alla maggiore età della ragazza.

L’India continua a essere la roccaforte di una tradizione ultracentenaria che prima del diciannovesimo secolo era diffusa in tutto il mondo. Si tratta, nella quasi totalità dei casi, di matrimoni imposti: il libero consenso all’interno del matrimonio, infatti, è un concetto con cui l’India si scontra da più di 150 anni. Come l’uguaglianza dei sessi, ancora un tabù in larga parte del Paese.

Dati impressionanti, ai quali si aggiungono quelli della mortalità per parto delle giovani spose o della possibilità che il nascituro non riesca a superare la sofferenza prenatale di una gestazione portata avanti da una ragazza poco meno, o poco più, che adolescente. Questo perché i figli di mamme bambine, spesso mal nutrite, nascono prematuri e affrontano a loro volta malnutrizione e problemi sanitari nei primi anni di vita.

Ai giorni nostri, la ragione principale che contribuisce a perpetuare certe tradizioni è la povertà endemica, che affigge il subcontinente indiano, in particolare le comunità rurali. All’interno della società indiana, che resiste nella propria struttura patriarcale, le bambine sono considerate un peso economico a causa delle doti da fornire ai promessi sposi, e diventano figlie sulle quali non vale la pena investire nello studio, poiché il loro unico scopo nella vita deve essere badare alla casa e alla famiglia. Il matrimonio combinato, quindi, spesso con un uomo più grande, diventa così una scappatoia, un modo per ridurre le spese riguardanti l’educazione e il sostentamento delle figlie, che, una volta sposate, lasciano la propria casa (e in certi casi anche la propria comunità) per trasferirsi a vivere all’interno del nucleo familiare del marito.

Nel tentativo di contrastare questo fenomeno alcuni Stati indiani, come il Rajasthan, la Karnataka e l’Haryana, hanno cominciato a promuovere iniziative che fanno leva proprio sull’aiuto economico: progetti come «Apni Beti, Apna Dhan» (“Mia figlia, il mio patrimonio”) consentono alle ragazze nubili di ricevere, al compimento del diciottesimo anno d’età, una consistente donazione statale, incoraggiando in questo modo i genitori a ritardare le nozze e a valorizzare la figura della figlia all’interno della famiglia.

Non solo l’India combatte con questo fenomeno. La questione resta molto sensibile anche in Pakistan dove il Senato a maggio scorso ha approvato una legge che di fatto emenda quella che ha finora regolato le questione matrimoniale e prevedeva un’età minima di 16 anni per l’unione legale. Il limite è ora esteso a 18 anni, in sintonia con una sensibilità in evoluzione ma anche con le legislazioni di diversi altri Paesi musulmani, tra cui Turchia, Egitto e Bangladesh. Il provvedimento, che esplicitamente «riduce il rischio del matrimonio infantile prevalente nel Paese e salva la donna dallo sfruttamento». Le pene previste per i trasgressori prevedono fino a tre anni di prigione e un’ammenda di almeno 100.000 rupie (630 euro). Una severità che ha trovato un Senato pressoché compatto con soli cinque voti contrari alla legge su 104, ma con l’astensione del partito di governo il Pakistan Tehreek-e-Insaf. Questo rende non scontata l’approvazione nel passaggio all’Assemblea nazionale.

I fenomeni migratori, poi, hanno “esportato” i matrimoni di minori anche al di fuori dei Paesi dove è tradizione. In Europa, ad esempio, le unioni tra minorenni sono vietate per legge in tutti i Paesi, ma le famiglie indiane adottano uno stratagemma tanto semplice quanto, purtroppo, efficace. La bambina, promessa sposa a un uomo spesso più grande di lei, viene costretta — in genere con l’inganno — a rientrare nel proprio Paese d’origine, dove si celebra in tutta fretta il matrimonio, e, quindi, fa ritorno, insieme con il marito nel luogo dove è emigrata con la propria famiglia. A quel punto, a tempo debito la registrazione di un matrimonio celebrato altrove diventa una formalità burocratica, mancando qualunque controllo utile a certificare la validità del consenso alle nozze. Tanto semplice quanto, brutalmente, efficace.

di Marta Nunziata

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20 settembre 2019

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