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La lunga notte dell'euro

· Il vertice finanziario dell'Ue ·

«La stabilità c'è sempre stata e ci sarà anche nei prossimi anni». L'euro non sarà travolto dalla crisi perché «è una moneta credibile». Si è conclusa così, con le parole di Jean-Claude Juncker una delle notti più lunghe per l'Unione europea. La dichiarazione del presidente dell'Eurogruppo punta a rassicurare i mercati, ma non riesce a mascherare i nuovi timori. La crisi greca ha svegliato l'Europa da un sonno dogmatico troppo lungo e ora l'Unione deve affrontare due problemi: l'eccesso di debito pubblico e l'inefficienza dell'assetto istituzionale.

Preoccupa la velocità di caduta della moneta unica. L'euro è scivolato ieri ai minimi da quattro anni sul dollaro, prima di recuperare terreno e chiudere a 1,2385. «Il livello attuale del tasso di cambio — ha detto Juncker — con il dollaro non è allarmante, ma preoccupa la rapidità con cui tale tasso di cambio si sta deteriorando». Certo, con un euro basso aumentano le spese energetiche, ma aumentano anche le esportazioni, il che, in un periodo di forte crisi, non può non essere benvenuto. Comunque — ha spiegato Juncker — la priorità adesso è il consolidamento delle finanze pubbliche.

Al di là delle considerazioni sulla tenuta della moneta unica, sono due gli aspetti che emergono dalla lunga notte di Bruxelles: il mancato accordo sulla realizzazione del piano antideficit e la promozione delle misure di consolidamento annunciate da Spagna e Portogallo. Ancora una volta i sedici non sono riusciti a trovare un'intesa su una questione fondamentale: il funzionamento del maxi intervento Ue-Fmi deciso la scorsa settimana dai leader della zona euro per evitare che la crisi greca si trasformi in contagio generalizzato. Per questo è stata convocata una nuova riunione dell'Eurogruppo per venerdì 21 maggio. A puntare i piedi sarebbe ancora la Germania, secondo quanto riportano le fonti di stampa. Berlino preme per la necessità dell'approvazione ogni volta che il fondo dovrà entrare in funzione. Ciò significa che, tutte le volte in cui sarà richiesto l'intervento, i Parlamenti dovranno riunirsi e votare. Parigi, appoggiata in questo dalla Commissione Ue, propone invece che i Parlamenti si pronuncino soltanto una volta.

C'è poi un altro dilemma. Accelerare il taglio dei deficit in tutta la zona euro può compromettere la ripresa in atto. Ma ormai la strada imboccata sembra senza vie di uscita. Per questo L'Eurogruppo ha definito coraggiose le misure adottate dalla Spagna e dal Portogallo, i due Paesi a maggior rischio. Juncker ha auspicato più sacrifici da parte di tutti gli altri membri della zona euro e un maggior coordinamento delle politiche economiche e di bilancio. Tutte le manovre dal 2011 in poi dovranno superare un esame europeo prima di essere approvate dai Parlamenti nazionali.

Intanto, ieri la Commissione Affari economici e finanziari del Parlamento Ue ha approvato un progetto di direttiva sugli hedge fund e private equity che introduce la nuova misura del «passaporto europeo». I fondi che vogliono operare in Europa dovranno presentare richiesta al Paese interessato. Otterranno il via libera solo se rispetteranno certi standard di trasparenza e correttezza. È un passo in avanti nella vigilanza. Il progetto è stato approvato oggi dall'Ecofin.

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