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Come in cielo così in terra

· Una mostra sul cattolicesimo in Corea ·

Il cattolicesimo è arrivato in Corea lungo la via dei libri. La notizia dell’esistenza di Gesù è stata infatti propagata da volumi tradotti e scritti in caratteri cinesi e poi la ricerca culturale si è intrecciata con la vita di studiosi coreani che avevano letto tali libri con crescente curiosità e passione. Si è trattato di un percorso molto lungo e accidentato, a causa dell’ostinata opposizione delle autorità locali alla diffusione del Vangelo nella propria terra, come testimonia la mostra, che si chiude il 17 novembre, Come in cielo così in terra. Seoul e i 230 anni della Chiesa Cattolica in Corea, allestita nel Braccio di Carlo Magno. Le 183 esposte provengono da importati istituzioni culturali coreane e vaticane: sei di esse appartengono alla ricca collezione della sezione etnologica dei Musei vaticani. 

Due pagine del libro di introduzione alla dottrina cattolica scritto dal missionario gesuita Verbiest

La mostra era stata inaugurata il 9 settembre, una data speciale per la Chiesa cattolica in Corea, perché quel giorno del 1831 Papa Gregorio XVI annunciava l’istituzione del vicariato apostolico di Joseon. Tanti sono i pezzi pregiati che impreziosiscono la mostra: dal libro di introduzione alla dottrina cattolica scritto dal missionario gesuita Ferdinand Verbiest al libro di interpretazione della dottrina cattolica a firma del missionario domenicano Francisco Vario, entrambi vissuti nel xvii secolo; dal ritratto di padre Zhou Wen-mo, il primo sacerdote straniero (cinese) di Joseon, che svolse un ruolo centrale nella diffusione del cattolicesimo, al dipinto che raffigura Kim Beom-woo, il pimo testimone della Chuiesa cattolica di Joseon a sacrificare la propria vita a causa della fede. La mostra presenta anche il primo libro di catechismo scritto in coreano: l’autore è Jeong Yak-jong, a capo della Chiesa cattolica del primo periodo.
Il cattolicesimo si scontrava con i valori tradizionali coreani. Il rispetto e l’uguaglianza tra le persone predicati dal cattolicesimo minacciavano la stabilità delle classi sociali, fondamento della società coreana, come pure il vecchio ordine costituito. Per di più i funzionari di governo utilizzarono spesso l’oppressione contro i cattolici, come ricorda il catalogo della mostra, al fine di realizzare i loro interessi politici. Questa persecuzione portò al martirio di quasi diecimila credenti. Ecco allora spiegata l’esposizione di alcune opere contro il cattolicesimo, come pure di una targhetta in legno sulla quale è inciso il divieto di avere contatti con i cattolici: tale targhetta fu distribuita in un villaggio dell’isola di Jeju. Spiccano poi un volume di sentenze e deposizioni dei fedeli che furono interrogati e condannati durante la persecuzione Shinyu, e una lettera di seta, composta in caratteri cinesi, in cui viene descritta la persecuzione dell’anno Shinu (1801): la lettera fu poi donata a Pio XI nel luglio del 1925 in occasione della beatificazione di alcuni martiri coreani.
L’esposizione si fregia quindi di piatti commemorativi trovati nelle tombe di sei martiri, utilizzati per raccontare la vita, il contesto familiare e la sepoltura del defunto, e di una calligrafia di Ahn Jung-geun prima della sua esecuzione nel marzo del 1910: il carattere cinese significa «l'adorazione verso il Cielo» ed è ben visibile l’impronta della mano dell’autore.
La persecuzione dei cattolici in Corea iniziò nel 1785, quando il governo vietò le riunioni religiose, Nonostante ciò, la comunità cattolica, dapprima esigua, poi sempre più robusta, continuò a diffondere il Vangelo e giunse a chiedere un sacerdote per il paese. Nel 1794 padre Chu Mun-mo, sacerdote della diocesi di Pechino, diventò il primo missionario in Corea e l’anno successivo celebrò a Bukchon la prima messa.
Nel ricordare che nell’agosto 2014 a Seoul Papa Francesco ha beatificato 124 martiri coreani, l’arcivescovo cardinale Andrea Yeom Soo-jung sottolinea, in una breve riflessione contenuta nel catalogo della mostra, come il Pontefice abbia messo in evidenza, in quella speciale circostanza, quanto la Chiesa in Corea — che poggia sulla testimonianza dei martiri del passato — sia ora dinamica e giovane. Una Chiesa caratterizzata da un’evangelizzazione spontanea, portata avanti con entusiasmo da persone al tempo stesso comuni ed eroiche.

di Gabriele Nicolò

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17 novembre 2019

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