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​La luce del Re
ha vinto le tenebre

· Sussidio della Cei in preparazione alla Pasqua ·

Marko Rupnik, «Risurrezione» (2006)

 «Il tempo di Quaresima e la cinquantina pasquale, da vivere e comprendere nella loro unità e reciproco rimando, ci conducono per mano attraverso il mistero della libertà dell’uomo, del peccato, dell’amore di Dio, della sua misericordia, della redenzione di Cristo, per farci sperimentare la bellezza del rimanere con il Signore e la luce trasfigurante della risurrezione». Nella presentazione del tradizionale sussidio curato dall’Ufficio liturgico nazionale, monsignor Stefano Russo, segretario generale della Conferenza episcopale italiana (Cei), spiega che la celebrazione dei sacramenti pasquali «ci dona la grazia della conversione, richiamata in modo particolare dall’itinerario tracciato dai vangeli di questo anno c». La stessa celebrazione liturgica «è infatti un’esperienza protesa alla conversione della vita tramite l’assimilazione del modo di pensare, di comportarsi e di essere del Signore Gesù».

Il sussidio prende spunto da un passaggio dell’Exsultet: «Gioisca la terra inondata da così grande splendore: la luce del Re eterno ha vinto le tenebre del mondo». Nel canto, sottolinea Russo, risuona la gioia per la risurrezione gloriosa del Signore, che «fa risplendere sugli uomini la sua luce serena». È la luce di Cristo, che disperde «le tenebre del cuore e dello spirito» (all’accensione del cero pasquale), che «salva su tutta la terra i credenti dall’oscurità del peccato e dalla corruzione del mondo, li consacra all’amore del Padre e li unisce nella comunione dei santi». I discepoli, che la sera di Pasqua «gioirono al vedere il Signore» (Giovanni, 20, 20), ci ricordano — osserva — il paradosso della vita cristiana: «La prova e il dolore non sono eliminati in questo mondo; le nostre notti infatti, anche se oscurate dalla sofferenza quotidiana, sono illuminate dalla risurrezione del Signore, che nel mistero della notte pasquale “sconfigge il male, lava le colpe, restituisce l’innocenza ai peccatori, la gioia agli afflitti”».

Il segretario generale della Cei cita poi l’esortazione apostolica di Paolo vi Gaudete in Domino: «Il cristiano, sottoposto alle difficoltà dell’esistenza comune, non è tuttavia ridotto a cercare la sua strada come a tastoni, né a vedere nella morte la fine delle proprie speranze […]. 

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