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La lotta al razzismo
non è finita

· Obama a Dallas rende omaggio ai cinque assassinati ·

«Il razzismo non è finito con Martin Luther King o con leggi come il Civil Rights Act, i pregiudizi rimangono, tutti nella vita ci imbattiamo nell’essere bigotti a un certo punto delle nostre vite. Se siamo onesti, siamo in grado di sentire i pregiudizi dentro di noi. Nessuno è immune». Impegno, speranza e solidarietà sono le tre parole cruciali che riassumono il messaggio lanciato ieri dal presidente statunitense, Barack Obama, a Dallas per partecipare ai funerali e alla cerimonia commemorativa dei cinque agenti uccisi giovedì scorso dal veterano dell’Afghanistan, Micah Johnson. 

Poliziotti di fronte alla chiesa di Maria Immacolata a Dallas (Reuters)

L’attacco è stato «non solo un atto di stupida violenza ma anche di odio razziale. Non possiamo non tenere conto delle manifestazioni degli afroamericani, considerare quelle persone come paranoici e piantagrane, non possiamo metterle da parte come inquietudine politica o mettere l’etichetta del razzismo. Farlo significa negare la realtà» ha detto il capo della Casa Bianca. «Dobbiamo respingere l’idea che la divisione razziale non possa essere colmata. Non si tratta di finanziare politiche che funzionino, ma di trovare consenso, trovare la volontà per i cambiamenti». Poi si è rivolto direttamente alle vittime: «Anche chi non apprezza il movimento di protesta Black Lives Matter (quello che si batte per i diritti degli afroamericani, ndr), deve sentire il dolore della famiglia di Alton Sterling», il giovane nero ucciso due settimane fa in Louisiana da agenti bianchi. Al momento degli spari a Dallas «la polizia stava garantendo la sicurezza di una protesta per l’uccisione di neri da parte delle forze dell’ordine. Nonostante il fatto che la polizia fosse il soggetto della protesta quegli uomini hanno fatto il loro lavoro». Oltre a Obama e alla first lady Michelle, a Dallas erano presenti anche il vicepresidente Joe Biden e l’ex presidente George W. Bush.

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