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La logica di Dio

Bartolomé Esteban Murillo, «Il ritorno del figliol prodigo» (1667-1770)

Per far capire agli studenti che il messaggio della giustificazione è l’ingresso in una logica di vita diversa, la logica di Dio che interrompe ogni logica umana, la sfida esistenziale che dà senso al Vangelo, un capovolgimento dei valori che è sale della terra e luce del mondo, ho sempre iniziato il mio corso sulla giustificazione raccontando in una luce nuova la parabola del figliol prodigo (Luca 15, 11-32). E solo in un secondo momento sono passato a un nutrimento paolino più sostanzioso che acquistava allora un altro sapore.
Ho dunque raccontato la storia di quel giovane che, secondogenito costretto a lasciare la fattoria, recupera la sua parte di eredità e non deve giustificarsi per questo. Era un’usanza dell’epoca che la fattoria non venisse divisa tra gli eredi. Il secondogenito parte per realizzarsi con i propri mezzi, affidandosi al suo lavoro e ai suoi meriti. L’autorealizzazione dell’umano! E fallisce. Niente di nuovo. Si è preso false libertà con la libertà che gli è stata data e la libera gestione della sua libertà diventa la sua prigione. Conducendo una vita da cani, peggiore di quella dei maiali che pascola, il giovane rientra in se stesso, prepara una confessione del suo fallimento e decide di mettersi al servizio del padre come bracciante agricolo. Fino a qui tutto normale per quanti ascoltavano Gesù. Poi interviene la rottura di logica. Vedendolo da lontano, il padre gli corre incontro, si getta al collo del figlio che non ha neppure il tempo di dire la frase che ha preparato. Il padre lo invita a entrare in casa, gli dà un abito nuovo, un anello e dei calzari. Il Padre gli dà un nome, il secondogenito non è più condannato a farsi un nome da solo. È il figlio del Padre. E perciò si fa festa! La logica del Padre è ingiusta agli occhi di quanti ascoltavano Gesù. Resta l’altro figlio, il primogenito. Lui trova tutto ciò ingiusto e nel “software” che gli è proprio non ha torto. Ricorda al Padre il grande lavoro che ha svolto per compiacerlo. Subodora errori morali, gravi peccati commessi dal fratello e contesta la giustizia ingiusta del Padre. Quest’ultimo ripete anche a lui che è suo figlio, ma il primogenito è incapace d’intenderlo. Non ha compreso nulla della logica di vita che propone il Vangelo.
La mia esperienza con gli studenti mi ha dimostrato che un simile esordio in materia apre una porta e dà loro accesso ai diversi aspetti della giustificazione. Questo approccio mi ha anche permesso di raccontare la giustificazione a platee molto diverse… e voi siete forse tra quelle che l’hanno già udita dalla mia bocca.
Che Lutero abbia scelto il linguaggio paolino non è ovviamente privo di significato. Ma non è neanche esclusivo, nel senso che solo la teologia paolina sarebbe in grado di dire il Vangelo. L’utilizzo del vocabolario paolino della giustificazione deve essere compreso in senso lato, come riepilogativo di tutti i discorsi biblici riguardanti la salvezza. Per i riformatori resta inteso che gli altri autori biblici riportano la stessa realtà quando utilizzano un’altra terminologia e parlano per esempio di “la nuova nascita”, “la guarigione”, “la liberazione”, “la redenzione”.
Gesù si serve di parabole per illustrare i misteri del Regno di Dio. Ogni parabola è caratterizzata da una rottura di logica, poiché la logica di Dio interrompe quella del mondo. Per spiegare la grazia, ossia la giustizia di Dio che interrompe la giustizia del mondo, la parabola del figliol prodigo mi sembra la più appropriata, sebbene se ne possano scegliere altre, come quella del fariseo e del pubblicano narrata dall’evangelista Luca (Luca 18, 9-14), l’unica in cui appare, al di fuori del contesto paolino, la parola “giustificato”.
Vorrei compiere un ulteriore passo e mostrare che questa parabola dà accesso a dimensioni fondamentali del messaggio della giustificazione, che sono sempre quelle della teologia paolina, ma che qui sono presentate in un modo forse più percepibile. Questa parabola esprime diversi ribaltamenti dei valori che caratterizzano quest’altra logica di vita che nasce dal Vangelo. Nella parabola del figliol prodigo c’è una dimensione preziosa: la preghiera del padre. Dopo aver invitato il secondogenito a entrare e far festa, prega anche il primogenito di fare lo stesso. L’autorità del padre è preghiera. Io ti prego: accetta la riconciliazione che propongo. Questa preghiera è l’espressione dell’autorità paterna, la sola a meritare di essere chiamata autorità.

di André Birmelé

 

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19 marzo 2019

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