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La Lituania abbandonata
dalla sua gioventù

· Forte emigrazione dal Paese ancora in crisi ·

La nuova formazione governativa che si appresta a guidare la Lituania, assemblaggio eterogeneo tra l’Unione dei contadini e verdi di Lituania — partito che ha vinto a sorpresa le elezioni legislative di novembre — e il contestatissimo partito socialdemocratico, saprà rispondere a una delle sfide più grandi che il paese baltico deve affrontare, ossia l’emigrazione di massa dei suoi giovani all’estero, alla ricerca di un futuro migliore? La domanda merita di essere posta, perché la popolazione lituana è veramente stanca di vivere una situazione economica difficile.

Il leader dell’Unione dei contadini e verdi Saulius Skvernelis  (Ap)

«Stiamo assistendo a un voto di protesta globale: dalla nostra indipendenza nel 1991 è la prima volta che uno dei due principali partiti tradizionali — conservatori - cristianodemocratici e socialdemocratici — non è a capo del Governo», spiega all’«Osservatore Romano» Žygimantas Pavilionis, giovane deputato cristianodemocratico, responsabile della circoscrizione elettorale dei lituani residenti all’estero. «La contestazione popolare affonda le sue radici nella disparità e nelle crescenti tensioni sociali dovute alle riforme economiche radicali legate alla rapida trasformazione del paese», aggiunge. Anche se il premier Saulius Skvernelis, già ministro degli interni, ancor prima del suo insediamento ufficiale, si è impegnato a promuovere la giustizia sociale e a lottare contro l’esodo dei giovani, i lituani restano scettici. «Non si vedono bussare alla porta grandi miracoli, la popolazione non si aspetta molto dal governo», sostiene Darius Chmieliauskas, responsabile della comunicazione della diocesi di Kaunas e padre di cinque figli. «Durante la campagna elettorale, il tema dell’emigrazione è stato presente nei programmi della maggior parte dei partiti politici. Ognuno si è impegnato a far tornare il maggior numero possibile di emigrati durante il suo eventuale mandato. Non so se hanno davvero dei piani reali e concreti», confessa al nostro giornale.

Bastano alcune cifre per mostrare l’entità della sfida a cui il nuovo governo deve far fronte. Oggi la Lituania ha circa 2,9 milioni di abitanti, mentre venticinque anni fa, al momento dell’indipendenza del paese, ne aveva 3,5. A provocare questo calo è stata la combinazione di due fattori: un debole tasso di fecondità e una forte emigrazione. Le statistiche sono altrettanto preoccupanti per quel che riguarda il livello di vita: gli stipendi sono molto bassi in Lituania, inferiori a quelli degli altri paesi baltici, la Lettonia e l’Estonia. Economicamente, le famiglie numerose fanno fatica ad andare avanti perché non beneficiano del sostegno dello stato. Si è diffuso quindi tra la popolazione un fortissimo senso d’ingiustizia.

«Certo, nel 2013, la Lituania ha recuperato il livello di reddito pro capite che aveva prima della crisi del 2008 e da allora l’economia è cresciuta in modo costante. Tuttavia, gli indici globali di rendimento economico non mostrano variazioni significative dei redditi e della qualità di vita della media dei cittadini», osserva da parte sua Vincentas Vobolevičius, docente di economia e membro della commissione giustizia e pace della conferenza episcopale lituana, intervistato dall’«Osservatore Romano». Di fatto la Lituania ha uno dei più alti livelli di disparità dell’Unione europea, insieme agli altri stati baltici e alla Bulgaria. «Di conseguenza, per molte persone i tempi sono ancora difficili, soprattutto per chi non vive a Vilnius». È dunque improbabile che i giovani non tentino l’avventura in Europa occidentale o negli Stati Uniti. Ciò avviene subito dopo il diploma. «Il sistema universitario è molto caro, a volte è addirittura economicamente più conveniente andare a studiare all’estero», ammette Darius Chmieliauskas. Eppure, relativizza il suo concittadino Vincentas Vobolevičius, «anche qui esistono opportunità per i giovani che possiedono competenze molto richieste — nella programmazione informatica, in alcuni ambiti dell’ingegneria, nella contabilità — e per quanti sono pronti ad accettare i rischi della creazione di un’impresa».

Il problema è che l’offerta di questi impieghi è concentrata nelle città più grandi, mentre le zone rurali si svuotano e perdono il loro potenziale economico. Concludendo, «le politiche necessarie ad accrescere il numero di persone dotate di buone capacità (politica educativa) e a dare impulso all’attività economica del paese (politica regionale) lasciano molto a desiderare», si rammarica il docente di economia.

Di fronte alla negligenza delle autorità pubbliche, i cattolici, maggioritari nel paese, sono particolarmente invitati a colmare questo deficit di solidarietà. «Alcuni fatti mostrano che la Chiesa in Lituania sta riscoprendo il suo ruolo di piattaforma per iniziative economiche e sociali comunitarie — osserva Vincentas Vobolevičius — mentre fino a poco tempo fa il suo peso era limitato». Parallelamente, all’orizzonte s’intravedono altri barlumi di speranza. Darius Chmieliauskas riferisce così che diversi suoi concittadini sono tornati in Lituania dopo aver fatto una carriera brillante all’estero. «Hanno pensato che a contare non sono solo i soldi e il buon tenore di vita, ma che è altrettanto importante ritrovare la propria patria e partecipare alla sua costruzione». Come lo è prevenire: «Molti giovani la pensano così. Vogliono avere dei figli. Spetta anche allo stato muoversi in tal senso».

di Charles de Pechpeyrou

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15 novembre 2019

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