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​La Libia prepara il suo futuro

· I diversi protagonisti della crisi nel paese erano riuniti ieri a Parigi sotto l’egida dell’Onu ·

I quattro leader libici a Parigi (Ap)

I protagonisti della crisi libica hanno accettato ieri a Parigi di organizzare delle elezioni il 10 dicembre per far uscire la Libia dall’attuale situazione caotica, dopo la caduta di Gheddafi e l’intervento delle forze di coalizione dei paesi occidentali nel 2011. È stato «un incontro storico» auspicato dall’insieme della comunità internazionale, e «una tappa decisiva per la riconciliazione», si è rallegrato il presidente francese Emmanuel Macron al termine delle conferenza all’Eliseo in presenza di una ventina di paesi e organismi internazionali. Il premier del governo di unione nazionale, Fayez Al Sarraj e il generale Khalifa Haftar, molto influente nell’est del paese, si sono ritrovati dieci mesi dopo un precedente incontro in Francia il 25 luglio 2017. Presenti a questo incontro anche Aguila Salah, presidente della camera dei rappresentanti a Tobruk, nell’est del paese, che non riconosce il governo di Tripoli, e Khaled al Mechri, presidente del consiglio di stato. «Noi ci impegniamo a lavorare in modo costruttivo con le Nazioni unite per organizzare delle elezioni credibili e pacifiche che si terranno il 10 dicembre e a rispettarne il risultato», viene indicato nella dichiarazione. Il testo è stato letto ad alta voce in lingua araba e approvato oralmente dai quattro rappresentanti libici, su richiesta di Emmanuel Macron, ma non è stato firmato in presenza delle telecamere come inizialmente previsto. Una firma resa difficile dal fatto che gli esponenti di queste istituzioni non si riconoscono reciprocamente, ha spiegato Macron. Anche per l’inviato speciale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, Ghassan Salamé, che si è dichiarato ottimista, questo incontro è stato «storico».

I quattro esponenti libici si sono impegnati a trovare una «base costituzionale» per queste elezioni entro il 16 settembre 2018, senza tuttavia decidere se passare o meno attraverso un referendum. Un punto molto controverso, che riguarda i poteri del futuro presidente, potrebbe portare a «ritardare le elezioni», ha ammesso una fonte vicina al dossier, anche se nella dichiarazione c’è un chiaro avvertimento agli eventuali responsabili di «ostruzione» che dovranno «rendere conto del loro operato e potranno essere oggetto di sanzioni da parte dell’Unione europea o dell’Onu, secondo l’Eliseo.

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07 dicembre 2019

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