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La Libia in cerca di stabilità

· ​Verso il summit di Palermo ·

Una speranza per la Libia. Un’occasione per aprire un percorso che possa condurre alla stabilizzazione di un paese in preda a una sanguinosa guerra civile dalla fine del regime di Muʿammar Gheddafi. Questi gli obiettivi principali della conferenza di due giorni che si apre lunedì, 12 novembre, a Palermo. L’agenda dei lavori in Sicilia prevede nella prima giornata confronti sul cosiddetto «security track», ovvero la gestione della sicurezza a Tripoli e in Libia.

Combattente libico a Sirte (Reuters)

Non è ancora chiaro chi parteciperà al summit. Oltre ai rappresentanti delle Nazioni Unite e dell’Unione europea, a Villa Igiea il ministro degli esteri italiano, Enzo Moavero Milanesi, accoglierà quattro leader libici: da un lato il premier del governo sostenuto dall’Onu Fayez Al Sarraj e il presidente del consiglio di stato Khaled Al Meshri; dall’altra il generale Khalifa Haftar, capo dell’esercito di Tobruk, e il presidente della camera dei rappresentanti Aguila Saleh. Saranno presenti anche i capi militari della potente città di Misurata e molti leader dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, probabilmente il presidente egiziano Al Sisi e quello tunisino Beji Caid Essebsi, nonché il premier dell’Algeria, Ahmed Ouyahia. Confermati i rappresentanti di Grecia e Malta. Interverranno poi i capi di stato o di governo di alcuni stati a sud della Libia, come Ciad e Niger, interessati dai flussi migratori provenienti dalle aree subsahariane. Non c’è però al momento una lista chiara e definitiva. Sicurezza, economia e processo politico sono i tre pilastri necessari per la stabilità della Libia: lo ha detto l’inviato delle Nazioni Unite nel paese nordafricano, Ghassan Salamè, presentando il piano di azione per la conferenza.   

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