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La libertà nella pluralità delle voci

· I saluti rivolti al Papa dagli speaker delle due Camere del Parlamento britannico ·

All'inizio dell'incontro John Bercow, speaker della House of Commons, ha dato il benvenuto al Papa nella Westminster Hall. Nel sottolineare la storicità dell'evento, la prima visita di un Pontefice a questo luogo tanto significativo, lo ha definito una «dimostrazione della distanza che abbiamo colmato e del dialogo che abbiamo creato nel corso degli ultimi decenni».

«Questa sala — ha aggiunto — è la più antica struttura del suo genere in Europa e dimora di tanti ricordi. Inevitabilmente, essa viene associata a processi e condanne a morte, come nel caso di Tommaso Moro, uno dei miei 156 predecessori come speaker della House of Commons, e di Re Carlo i, poi considerato un martire da molti anglicani. Tuttavia, sarebbe un errore pensare alla Sala di Westminster soltanto in questi termini, poiché è stata teatro di incisivi dibattiti ma anche di veri e propri atti di intolleranza.

«Quella tradizione di dibattito ha radici molto più antiche di quelle della contemporanea democrazia. Fu nel 1374, per esempio, che si svolse un'importante discussione fra tre pensatori religiosi, un francescano, un domenicano e un benedettino, sul preciso rapporto fra il papato e gli affari temporali del loro regno. In quell'occasione non si raggiunse alcun accordo, ma è comunque un diritto porsi certe domande e decidere in merito a soluzioni alternative. Questa è la libertà. Naturalmente, il Parlamento comprende membri che hanno una vasta gamma di opinioni sulle grandi questioni etiche. Come è noto, la House of Commons e la House of Lords, per decenni su questioni sociali, scientifiche e sessuali hanno assunto posizioni divergenti da quelle del Vaticano. È sicuramente giusto sviluppare un dibattito forte e rispettoso su tali questioni in Parlamento, fra le nostre istituzioni, e nella società civile. Un passato molto difficile e un presente turbolento non devono essere un ostacolo per un luminoso futuro».

«La storia — ha proseguito — indica che a quanti di noi scelgono di servire la società e come suoi rappresentanti eletti arrivano in questo Palazzo di Westminster viene subito ricordato il rapporto fra Stato e Chiesa. Siamo consapevoli della sana tensione presente in questo rapporto mentre cerchiamo di svolgere il nostro lavoro. La sua presenza, Santissimo Padre, si aggiunge alla ricca trama del passato e offre un'ulteriore motivazione alle numerose centinaia di migliaia di persone che vengono qui ogni anno per riflettere sul carattere di questo edificio e su quanto è accaduto qui. La fede non è una reliquia, né nel discorso politico né nella società moderna, ma è inserita al loro interno». Ricordando l'affettuoso saluto rivolto dalla Regina al Papa durante l'incontro del giorno prima, lo speaker ha voluto significare a Benedetto XVI lo stesso affetto da parte di tutti i presenti nella Westminster Hall.

Lo speaker della House of Lords, la baronessa Hayman, ha salutato il Papa dopo che egli aveva pronunciato il suo discorso. «Ha parlato con grande generosità del Regno Unito e del Parlamento di Westminster — ha notato — del suo contributo, nel corso dei secoli, alla lotta per i diritti umani e per la giustizia e noi le siamo molto grati per queste parole generose. Ha anche parlato del ruolo della fede nella società contemporanea». «Nella House of Lords — ha aggiunto — apprezziamo molto le voci religiose che partecipano a dibattiti politici essenziali». Voci che, ha fatto notare, si affiancano a quelle di quanti non hanno una formazione religiosa o non appartengono a comunità specifiche. Ma è proprio «questa diversità di voci — ha detto — che forse instilla in noi quel carattere particolare, tanto importante per un dibattito parlamentare rispettoso, e quella capacità di ascoltare quanti hanno opinioni diverse dalle nostre, una caratteristica che lei ha sottolineato tanto nel corso della sua visita, qui, oggi». Riferendosi poi ai discorsi pronunciati dal Papa ha aggiunto: «Per quanto mi riguarda, la cosa più importante e duratura che ricaverò da quanto lei ha detto è la necessità di un fondamento etico, dal momento che, come individui e comunità, affrontiamo la complessità e le questioni difficili del mondo di oggi. La ricerca di tale dimensione etica e la necessità di un approccio morale basato su valori fondamentali sono sfide per ognuno di noi» indipendentemente da formazione e convinzioni religiose.

I discorsi di Benedetto XVI

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