Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

​La lezione di Francesca

· ​A Montecitorio l’intervento di una studentessa milanese ·

«Anche noi stiamo vivendo un momento particolarmente difficile della nostra storia repubblicana. I valori democratici fondanti la nostra convivenza civile paiono a volte essere messi in discussione, persino da chi riveste alte responsabilità di governo». A parlare nell’aula di Montecitorio giovedì, nel giorno della memoria delle vittime del terrorismo, stavolta non è un politico, ma una studentessa del liceo Virgilio di Milano. Chiamata a portare una breve testimonianza a nome della sua scuola — impegnata su un progetto di approfondimento delle tragiche vicende degli anni 70 nel capoluogo lombardo — Francesca muove una critica inequivocabile a quanti, pur rappresentando le istituzioni, usano un linguaggio inopportuno per il ruolo che ricoprono. «Parole e gesti violenti — precisa — amplificati a dismisura dai social media, diffondono un clima di diffidenza e di odio nella società civile e mirano a screditare le istituzioni democratiche nazionali ed europee che sono nostre e che dovremmo imparare a tutelare e a difendere strenuamente per il bene di noi tutti». E per concludere la studentessa cita Cicerone, per sottolineare il valore della memoria, che va studiata e custodita, perché «dà senso e profondità al nostro presente e apre a noi giovani la speranza di un futuro da costruire con intelligenza e rinnovato impegno civile».

Tre minuti, tanto dura il discorso di Francesca davanti al presidente Mattarella e alle più alte cariche dello Stato. Tre minuti sufficienti però per denunciare una politica che punta a dividere invece che a unire, alimentando pregiudizi e malcontento. Con il risultato di rinvigorire pericolosi estremismi, ridando linfa anche a quanti nel privato covano sentimenti ostili nei confronti di immigrati e nomadi, e che si sentono ora legittimati a manifestarli pubblicamente, persino con azioni violente, come avvenuto di recente nel quartiere romano di Casal Bruciato.

Meno male che ogni tanto qualcuno ci ricorda quali sono i valori su cui si fondano la nostra società e la democrazia. E che il futuro non si costruisce sulla paura dell’altro, ma sulla fiducia nell’altro, che la speranza non deve scavalcare muri ma attraversare ponti. Ed è consolante scoprire che sempre più frequentemente sono i giovani a farlo. Francesca, con la sua lezione, è l’ultimo esempio di una generazione che vuole resistere al decadimento morale della politica e della società. Prima di lei nelle scorse settimane, a Torre Maura, era stato un quindicenne, Simone, a darci un’altra lezione di civismo. Il ragazzo non aveva esitato ad affrontare coraggiosamente alcuni esponenti di un gruppo di estrema destra per esprimere disaccordo con la loro protesta strumentale contro i rom (un caso analogo a quello di Casal Bruciato).

I giovani sentono che il futuro oggi più che mai è nelle loro mani. Lo dimostra anche la straordinaria mobilitazione mondiale a difesa dell’ambiente. Papa Francesco ama dire che questa è l’ora in cui i nonni devono sognare affinché i giovani possano avere visioni. Parafrasando, oggi possiamo affermare che quando gli adulti non riescono più a sognare è bene che i giovani mostrino di poter vedere ancora più lontano.

di Gaetano Vallini

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

23 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE