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La lezione dell'altro Julian

· ​L'ultimo libro di R.J. Palacio, pseudonimo di Raquel Jamillo ·

Che cosa hanno in comune, a distanza di settant’anni, un bulletto newyorkese di prima media e un ragazzino che si trascina «con la sua orribile andatura claudicante e due bastoni» nella Francia occupata dai nazisti? Probabilmente solo il nome — Julian — ma non è un caso. A volte la guarigione di un cuore avviene per vie misteriose e assume le sembianze di un piccolo miracolo che solo la penna di un grande scrittore riesce a raccontare. 

Le copertine di «Wonder» e «Il libro di Julian»

Non delude la seconda prova letteraria di R.J. Palacio, l’autrice americana che nel 2012 ha conquistato con Wonder un successo mondiale. Il libro di Julian (Firenze, Giunti, 2015, pagine 123, euro 7,90) è un nuovo capitolo di quella storia straordinaria. Non un sequel o un prequel, ma solo un ulteriore punto di vista, secondo la tecnica già felicemente sperimentata nel romanzo d’esordio, dove la stessa vicenda è affidata alla voce di diversi personaggi. Là il protagonista è August, un bambino di dieci anni con i connotati del viso stravolti dalla sindrome di Treacher Collins. Dopo aver sempre studiato a casa, il piccolo affronta per la prima volta il mondo della scuola, tra le apprensioni dei familiari e le reazioni più disparate dei compagni, divisi tra chi scopre in lui un amico intelligente e spiritoso e chi con cattiveria si accanisce sul suo aspetto esteriore. Qui, invece, il protagonista è Julian, il bullo che per mesi perseguita August, chiamandolo fenomeno da baraccone e riservandogli scherzi crudeli. In altri due volumi, l’autrice successivamente ha dato voce anche a Christopher, amico di infanzia di August e a Charlotte, sua compagna di scuola.
Sveglio, carismatico, sempre simpatico a tutti, Julian diventa alla fine della prima media il grande escluso, in una totale inversione di ruoli con la sua vittima: «Era come se fossi entrato in una dimensione diversa — racconta — un universo parallelo in cui io e Auggie ci eravamo scambiati di posto». L’universo parallelo, ci dice R.J. Palacio, pseudonimo di Raquel Jamillo, è quello dove vengono mandate all’aria le regole che dominano il mondo bello, perfetto, omogeneo (e carico d’infelicità) in cui viviamo. Il mondo che, pretendendo di cancellare chi come August non risponde ai suoi canoni di abbagliante splendore, cancella la vita stessa, impasto di gioia e dolore, percorso a ostacoli dove muri che sembrano invalicabili si ergono prima o poi davanti a tutti i corridori. Inconsapevolmente, Auggie dà questa lezione di autenticità ai propri compagni di scuola, ma non tocca il cuore di Julian. L’autrice che in Wonder sceglie di non lasciare spazio al punto di vista dell’anti-eroe, nel secondo libro offre almeno due risposte al suo comportamento, come a quello dei tanti Julian che avvelenano la scuola e la società.
La prima è la paura. Sin da piccolo il protagonista viene assalito da violenti attacchi di panico quando vede essere mostruosi in tv o nei propri terribili incubi. La quotidiana convivenza con un ragazzo «raccapricciante come il fantasma dell’Opera» rappresenta per lui una minaccia e per celare la propria debolezza, Julian alza il tiro dell’aggressività.
La seconda risposta, ben più profonda della prima e a essa connessa, è nell’aria che respira in casa. Julian ha solo dieci anni. Le sue paure, le sue manie di protagonismo, il suo approccio agli altri sono quelli dei genitori. La mamma, iperprotettiva, affronta la vita a colpi di Photoshop («Te lo ricordi l’anno scorso come ho fatto a far diventare completamente azzurro il cielo delle Hawaii? (…) non lo diresti mai che pioveva tutti i giorni») e cancella con un click il volto di Auggie dalla foto di classe perché «il tuo ricordo della prima media non sia rovinato».
Se in uno dei propri incubi, Julian specchiandosi scopre con orrore di avere la faccia di Auggie, in sua madre «quel ragazzino che non avrebbe dovuto essere ammesso» a scuola, risveglia una profonda paura per gli imprevisti della vita. Melissa è abituata ad avere tutto sotto controllo e l’ordinarietà dei genitori di Auggie così simili a lei («la mamma è molto carina» e «anche suo marito è un bel tipo») la sgomenta.
Paradossale inoltre il suo rispetto per il politically correct. Per cacciare Auggie dalla scuola si appella alle regole di ammissione violate, all’incompetenza del preside e alla mancanza di adeguati programmi di integrazione secondo lei essenziali, ma il-non-detto, la grande domanda che guida le sue azioni è chiara: che ci fa August Pullman a questo mondo? Che senso ha la sua esistenza, se non quello di turbare i nostri sonni? R.J Palacio ha già risposto splendidamente in Wonder mostrando tutta la relatività dei concetti di handicap, fragilità e sofferenza e ora indica nella conversione di Julian una nuova freccia all’arco di Auggie. Per sciogliere la cattiveria nelle lacrime, provare finalmente rimorso e rileggere i fatti alla luce della verità, il giovane protagonista avrà bisogno di guide diverse — la nonna e un insegnante speciale — e soprattutto di una commovente storia di amore e salvezza che catapulta lui e il lettore indietro di tre generazioni. Ascoltando le imprese in tempo di guerra di un altro giovane Julian, con le gambe «deformi per via della polio», il nostro bulletto scoprirà il vero significato di parole come forza, eroismo e coraggio.

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18 agosto 2019

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