Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Non impariamo mai

«La tristezza, Ricordate le guerre... il secolo scorso, due grandi; e adesso... non impariamo mai. Che Dio ci aiuti!». Mettendo da parte il testo preparato, Papa Francesco fissa negli occhi venti veterani di guerra polacchi, uomini che sono sopravvissuti alla terribile battaglia di Montecassino, esattamente settantaquattro anni fa. Quella terribile esperienza non ha insegnato nulla, denuncia il Pontefice che subito dopo rilancia guardando all’oggi: «Sono molto preoccupato e addolorato per l’acuirsi delle tensioni in Terra santa e in Medio oriente, e per la spirale di violenza che allontana sempre più dalla via della pace, del dialogo e dei negoziati». Francesco ribadisce «che non è mai l’uso della violenza che porta alla pace. Guerra chiama guerra, violenza chiama violenza». Di qui il suo appello per «il dialogo, la giustizia e la pace» sancito con la preghiera dei cristiani e con un saluto ai musulmani che stanno per iniziare il mese di Ramadan.

A dire che «la pace è possibile e si costruisce ogni giorno a partire dalle piccole cose» sono venuti in piazza San Pietro i due fratelli sacerdoti francesi Pierre e Raymond Jaccard, che da oltre quarant’anni, «per le strade del mondo», stanno «dalla parte dei bambini coinvolti nelle guerre e anche dei lebbrosi, dei disabili, delle prostitute e dei piccoli abbandonati per strada». A 91 e 87 anni questi inseparabili fratelli di sangue raccontano che la loro vita «è una serie di interventi del Maestro dell’impossibile. Da parte nostra — spiegano — abbiamo cercato di seguire il carisma di Charles de Foucauld per vivere il Vangelo nei posti in cui Dio non era conosciuto».

Hanno inoltre presentato al Papa i loro «progetti di servizio agli altri» gli studenti della facoltà di teologia cattolica di Sarajevo (quattro seminaristi e quattro laici tra cui una ragazza) e quelli dell’Istituto superiore universitario di scienze psicopedagogiche e sociali “Progetto uomo” di Montefiascone. Dalla stessa zona del viterbese sono arrivati in piazza San Pietro anche cento volontari dell’Avis per celebrare i sessant’anni della loro associazione che, spiegano, «sta contribuendo in maniera significativa alla diffusione della cultura della solidarietà e della gratuità nel dono generoso del sangue di fronte a una domanda sempre crescente».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 ottobre 2018

NOTIZIE CORRELATE