Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

La levatrice incredula

· Il tema della Natività nell’arte cristiana ·

Nasce precocemente il tema della Natività nell’arte cristiana, a cominciare dalla celebre pittura che ancora decora un nicchione dell’arenario nelle catacombe romane di Priscilla sulla via Salaria nuova. L’affresco, come è noto, rappresenta la Vergine con il Bambino nel grembo dinanzi al profeta Balaam, che addita la stella per annunciare il Messia, dando luogo a una manifestazione dell’unità delle due economie testamentarie, per il tramite di Gesù bambino, anello di congiunzione e risposta alle controversie cristologiche, che già nella prima metà del III secolo — tempo a cui dobbiamo riferire l’affresco — stavano diffondendosi nell’intero mondo cristiano.

Sarcofago con scena di Natività (IV secolo, Musei Vaticani)

Nella stessa catacomba e nello stesso frangente cronologico sono dipinte anche la prima scena dell’Annunciazione, con un “faccia a faccia” tra Maria seduta in trono e l’angelo, e la prima raffigurazione dell’Adorazione dei Magi.

Ma la rappresentazione completa del presepe spunta solo nel maturo iv secolo in un gruppo di coperchi di sarcofago, sempre di manifattura romana, per lo più conservati ai Musei Vaticani o in quello di Arles, proponeva la complessa figurazione, che talora accomuna il presepe con l’adorazione dei Magi, ma anche con quella dei pastori. In questi rilievi entrano, per la prima volta, anche il bue e l’asino e, forse, nel sarcofago di Boville Ernica, delle levatrici incredule, di cui si tratta nei vangeli apocrifi.

Ma andiamo con ordine e procediamo nel tempo, sino agli anni centrali del vi secolo, in piena stagione bizantina, quando fu concepita la splendida cattedra eburnea, conservata nel Museo diocesano di Ravenna, presso la cappella arcivescovile. Il prezioso manufatto in avorio, riferito al vescovo Massimiano (546-556) è composto da numerose tavolette finemente scolpite con le storie di Giuseppe l’ebreo e alcuni quadri ispirati all’infantia Salvatoris, perlopiù desunti dal Protovangelo apocrifo di Giacomo. Si riconoscono: la prova delle acque amare (13, 1); il sogno di Giuseppe (14, 1) e il viaggio verso Betlemme (17, 3). Se una tavoletta perduta rappresentava presumibilmente l’adorazione dei Magi e la fuga in Egitto, altri due quadri riproducono, al dettaglio, un vero e proprio presepe. Maria appare adagiata su un prezioso materasso damascato presso la culla del bambino, alla presenza dell’anziano Giuseppe e del bue e dell’asino. Sulla culla splende la stella, mentre, in primo piano, si riconosce la figura della levatrice Salome, che mostra al bambino la mano irrigidita, in seguito alla prova della verginità di Maria, così come narra ancora il protovangelo di Giacomo (19-20). Nella formella adiacente si staglia la nobile immagine di Maria intronizzata, sempre assistita da Giuseppe e da un angelo.

Ma torniamo a Roma e al tema del presepe apocrifo, riferendoci a un complesso pittorico romano, che decora, nel VII secolo, l’ambiente di accesso alle catacombe di San Valentino sulla via Flaminia. Gli affreschi sono ora molto lacunosi, ma possiamo avvalerci del disegno fatto preparare da Antonio Bosio nel 1584, quando scoprì le catacombe. La parete di fondo, procedendo da sinistra verso destra, presentava: una scena di visitazione, una nicchia ove è raffigurata la Madonna con il Bambino, definita dalla didascalia «S(an)ct(a) Dei genetrix»; la rappresentazione della levatrice incredula Salome, che porge la mano al Bambino in culla e, ancora, le due levatrici, delle quali una è definita proprio dalla didascalia Salome, che lavano il Bambino, secondo un’iconografia, che avrà grande fortuna nella civiltà bizantina e altomedievale, come dimostra il discusso ciclo di Santa Maria di Castelseprio.

Le due scene traggono, dunque, ispirazione da quel gruppo di vangeli apocrifi generalmente definiti della Natività e infanzia e il nucleo fondamentale più antico va ricercato in un luogo del cosiddetto e già citato Protovangelo di Giacomo il minore, altrimenti conosciuto con il titolo di Natività di Maria.

Di questo scritto ci interessano i capitoli 19-20, ove si narra l’incontro di Giuseppe con una levatrice ebrea, che non credeva al parto verginale della Madonna. Constatata la veridicità delle affermazioni di Giuseppe, ella uscì dalla grotta e, vedendo passare un’altra ostetrica, la chiamò «Salome, Salome, ti devo raccontare un grande prodigio: una vergine ha partorito contro le leggi della natura». Rispose Salome: «Come è vero Iddio non crederò mai che una vergine abbia partorito». L’ostetrica entrò e disse a Maria: «Preparati perché è stato messo in dubbio il tuo caso». E Salome (...) emise un grido, dicendo: «Maledetta sia la mia empietà e la mia incredulità, perché (...) ora la mia mano si stacca da me, come arsa dal fuoco». Dopo aver invocato l’aiuto del Signore, alla donna apparve un angelo, che le disse: «Il Signore ti ha esaudito, accosta la tua mano al bambino e prendilo, sarà la tua salvezza». Salome fu, così, guarita e giustificata.

All’episodio alludono variamente i Padri della Chiesa, a cominciare da Clemente Alessandrino, il quale, a conferma del parto verginale, ricorda che Maria fu visitata da una levatrice. Contro questo tipo di leggende si scagliarono, nel tardo iv secolo, Girolamo, Zenone di Verona e Prudenzio.

Tutte queste rappresentazioni dimostrano che, nel corso dei secoli, il semplice nucleo della Natività si allarga, includendo figure ed episodi non sempre ispirati agli scritti canonici. Il desiderio di ampliare il racconto con aneddoti sorti, prima in maniera orale e poi scritta, attorno al mistico momento del Natale, popolano il presepe e animano la dinamica di una narrazione, che vuole esprimere con vivacità, ma talora anche con episodi drammatici, l’evento epocale, che cambiò il pensiero del popolo di Dio.

di Fabrizio Bisconti

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

26 febbraio 2020

NOTIZIE CORRELATE