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La legione di Maria

Inchiesta sul modello assistenziale delle donne coreane

Agnes Han ha settant’anni, da trentuno svolge settimanalmente del volontariato in supporto a coloro che per varie ragioni — disabili, persone sole, vedove, malati terminali — necessitano della presenza, fisica e psicologica, di qualcuno che li sappia ascoltare. Agnes ha scelto di battezzarsi in tarda età, a trentasei anni. Il marito e i figli l’hanno seguita in questa scelta di vita diventando cattolici a loro volta.

Le donne della generazione di Agnes in Corea, hanno un grande potere all’interno della famiglia — sono loro a gestire l’economia domestica — e sono molte le conversioni che seguono la stessa dinamica di trasmissione intra-familiare.

Agnes ha preso a partecipare a questo progetto di volontariato su consiglio di un’amica: la sua è una generazione che non conosce i dinamismi della Rete, è ancora gente che si lascia guidare dal passaparola, quello letterale, non quello fatto di tweet. Le sue compagne e compagni, in senso lato, sono circa mezzo milione di persone: tante infatti sono coloro che fanno parte della Legione di Maria. Un’associazione che nasce in Irlanda nel 1921 e arriva in Corea, grazie a Padre Harold Henry nel 1953, vale a dire sul finire della guerra. Quella guerra che in tre anni si calcola abbia fatto, solo tra i civili, qualcosa come due milioni di morti, riuscendo a separare e isolare per sempre i coreani in due Stati distinti, contigui geograficamente ma lontanissimi in tutto il resto.

Maria Song — anche lei nella Legione — al pari di Agnes ha scelto il battesimo in tarda età, si è convertita insieme al marito dopo il matrimonio. «Per me — dice — la vicinanza con la Vergine è stata rivoluzionaria, sento la sua presenza come una madre, mi infonde un senso di serenità, di pace e accudimento spirituale che prima mi mancava».

Le vie al cattolicesimo sembrano infinite, Angela Ho era protestante ma poco ispirata nella fede. Tutto è cambiato con la conversione: «Ho pregato perché si convertisse anche mio marito». L’evento si è avverato l’anno dopo. «Come ogni coreana — dice Angela — risento dell’influenza confuciana che porta grande rispetto per gli antenati, come protestante ne sentivo la mancanza, invece con il cattolicesimo ho riscoperto la preghiera per i morti, dunque posso continuare a nutrire quel filo che mi tiene legata alle radici familiari».

La Legione è un organismo organizzato in senso piramidale. Ogni livello è identificato con nomi che evocano le antiche istituzioni romane. Alla base c’è il Praesidium, che è la cellula elementare di ogni parrocchia: di solito si tratta di una dozzina di persone. Poi viene la Curia e il Comitium che supervisiona il lavoro delle Curiae, quindi la Regia nelle diocesi più grandi. In queste diocesi esiste poi un consiglio nazionale chiamato Senatus. È il Senatus l’organo principale, ed è composto da laici — come del resto tutta l’organizzazione — che provvedono a impartire le direttive agli organi inferiori. È dal Praesidium che si organizzano e si ripartono i volontari per intraprendere, sempre in squadre di due persone, le varie operazioni di volontariato nelle aree circostanti il proprio distretto.

Una delle esperienza più toccanti che Agnes ricorda, è quella relativa alla collina Nanji-do, che negli anni Ottanta era una discarica a cielo aperto (oggi è una popolare zona di campeggio) con decine di famiglie che, non avendo altro mezzo di sostentamento, pescavano, tra i materiali di scarto, quegli oggetti ancora non interamente deteriorati da rivendere poi lungo le strade. Un Praesidium intero della parrocchia di Agnes si occupava della nutrizione, cura ed educazione degli oltre quaranta bambini — i figli della comunità nata intorno alla discarica — che altrimenti si sarebbero “persi” nella miseria più abbruttente della baraccopoli dove erano costretti a sopravvivere.

Ma la Legione di Maria non si occupa solamente dei casi di miseria materiale, bensì anche di quelle persone che, per ragioni ogni volta differenti e spesso imperscrutabili, soffrono del male più sottile e più profondo: depressione, problemi mentali, casi che ruotano intorno all’avvilimento dello spirito.

Come ci dice il vescovo ausiliare di Seoul monsignor Andrew Yeom Soo-jung, «sempre più persone scoprono la fede cattolica in Corea, oggi sono oltre il dieci per cento della popolazione, perché esiste un vuoto nelle persone, figlio della deriva di una società frenetica, che le virtù cattoliche riescono invece a colmare; io dico sempre, venite e fate questa esperienza, provateci!».

Anche il vescovo, in giovane età, prima di prendere i voti, si è esercitato nel volontariato della Legione di Maria. Pure lui cresciuto a ridosso della guerra, ha conosciuto le miserie e gli stenti della generazione postbellica. «Le donne in Corea — ci dice — sono il sessanta per cento di tutti i cattolici, per ragioni storiche e culturali. La Corea è un Paese con una forte tradizione confuciana che vuole la società fortemente suddivisa in classi, e le donne sono nella posizione che più soffre la discriminazione, vengono dopo i padri/mariti e perfino dopo i figli. Il cristianesimo ha dato loro modo di trovare la forza di reclamare pari dignità e uguaglianza con gli altri elementi della società così fortemente gerarchizzata. Per questo nella Legione di Maria le donne, che costituiscono il settanta per cento della forza di volontariato, e sono per lo più donne di mezza età, casalinghe e con figli ormai grandi, riscoprono il senso del loro ruolo e del loro valore in una società che generalmente misura la dignità di ognuno con ben altri parametri di efficenza, e prestazione».

La Legione di Maria svolge due incontri annuali nelle parrocchie che vedono riuniti tutti i volontari, i quali non hanno un loro codice di abbigliamento identitario, nessuna uniforme di sorta. Sono persone — a volte legate alla loro parrocchia, a volte no — che fanno questo nel loro tempo libero, o magari nel weekend. La Legione, inoltre, gode di assoluta autonomia dal vescovo nella sua gestione, anche se questo mantiene un certo dialogo con l’associazione, anche perché gli incontri settimanali dei vari Praesidium si svolgono nei locali ausiliari di proprietà delle parrocchie.

Padre Agostino Seo è il pastore della parrocchia di Yeon Hee Dong (a Seoul), ed è spesso presente agli incontri settimanali. Durante queste riunioni i legionari leggono ognuno, sui loro diari personali, i resoconti delle attività avvenute durante la settimana, intrecciano le loro storie e le loro competenze, fanno tesoro e sinergia dell’esperienza altrui. La riunione di solito comincia con una lunga preghiera. Sul lungo tavolo è disposta una statua della Madonna con due candele accese, e in fondo alla tavola c’è lo stendardo della Legione. È alla Madonna che le donne rivolgono i loro sguardi durante l’orazione introduttiva.

La Legione di Maria non solo è un felice esempio nell’ispirare e nutrire valori cristiani quali la carità e la compassione, ma è anche un notevole esempio di democrazia. Tutti coloro che fanno parte del Senatus vengono infatti eletti dagli stessi membri con voto a scrutinio segreto. Chi si incarica di prendere le decisione su come organizzare le varie operazioni di volontariato lo fa col consenso e la delega di tutta la comunità. La Legione si è identificata nel proprio stendardo, al centro è sempre la Vergine, e sotto questa ogni parrocchia è libera di imprimere il proprio nome, perché, come puntualizza Agnes, «tra noi esiste la democrazia è vero, ma democrazia e uguaglianza non significano uniformità, anzi, se c’è una cosa che ho imparato in questi trent’anni di volontariato, è che l’empatia più riuscita col prossimo è quella che nasce proprio nell’esaltazione reciproca delle differenze, riscoprendo cioè la bellezza e il valore di ciò che non ci somiglia, e non banalmente e automaticamente compiacendoci per ciò che ci accomuna».

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09 dicembre 2019

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