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La Lampedusa del deserto

· ​Il viaggio in Messico nella stampa internazionale ·

Dai luoghi che il Papa visita nella giornata di mercoledì 17 — scrive Vittorio Zucconi su «la Repubblica» di mercoledì 17 — ogni anno seicentomila persone partono per raggiungere gli Stati Uniti. Poi nessuno sa quanti sopravvivano. Nogales, nello Stato messicano di Sonora accanto alla gemella Nogales in Arizona all’altro lato della frontiera, è «una Lampedusa nel deserto». È il primo e l’ultimo approdo per migliaia di migranti che il flusso e il riflusso dell’umanità dolente infrange contro il muro che separa l’America centrale dal «Grande Norte», ovvero dal sogno. Qui, sottolinea Zucconi, dove la temperatura massima non scende mai sotto i quaranta gradi all’ombra dei cactus da giugno a settembre, si fermano i treni che scaricano chi è sopravvissuto al viaggio della speranza stando aggrappato ai vagoni.

In attesa del Papa   alla messa a Morelia

Su «Avvenire» di mercoledì 17, Stefania Falasca evidenzia che il messaggio consegnato dal Papa ai partecipanti alla messa a Morelia, martedì 16, sta nel non cedere mai alla rassegnazione. Di fronte alla violenza e alla corruzione, al degrado della dignità umana e alla precarietà, anche i preti, i religiosi e le religiose sono tentati di considerare questo «sistema inamovibile» e di cadere in una delle «armi preferite dal demonio»: la rassegnazione.

E l’esortazione rivolta da Francesco ai giovani affinché non cedano al richiamo dei cartelli della droga è al centro dell’articolo di Azam Ahmed e Jim Yardley pubblicato sul «New York Times» di mercoledì. Un’accusa rovente (searing indictment) è stata rivolta dal Papa al sotterraneo mondo messicano, fatto di violenza e angherie, incoraggiando nello stesso tempo i giovani a resistere alle tentazione di unirsi a quelle organizzazioni criminali che seminano terrore. Fin dal suo arrivo in Messico, si legge nell’articolo, il Pontefice non ha fatto mistero del suo desiderio di sfidare i cartelli della droga che per decenni hanno corroso la vita del Paese. Al riguardo, scrive «The New York Times», il Papa ha invitato i vescovi a un’azione sempre più incisiva nel cercare di debellare la piaga dei venditori di morte.

Frédéric Saliba, su «Le Monde» del 17 febbraio, torna sul tema della tutela dei diritti degli indios; «Francesco ci rispetta» dice Antonio Luna Mendez, di etnia tzeltal, rispondendo alle domande del giornalista francese, mentre José Diaz, vestito con il costume tradizionale tzotzil, sottolinea l’urgenza di tutelare l’ambiente: i più gravi disastri ambientali hanno la loro origine in una visione errata della natura, ridotta a merce da consumare. I più emarginati tra gli emarginati hanno fiducia nel Papa, scrive Jan Martínez Ahrens sul quotidiano spagnolo «El País» del 17 febbraio, parlando del dramma della violenza di Ciudad Juárez. Su «Le Figaro» online Jean-Marie Guénois invece commenta la “santa collera” del Papa che ha invitato i suoi fan più entusiasti a non sopraffarsi a vicenda pur di riuscire a salutarlo; l’episodio a cui si riferisce è avvenuto al termine dell’incontro con i giovani, martedì pomeriggio.

L’abbraccio con cui in questi giorni il popolo messicano sta circondando il Papa è parte di un abbraccio ancora più grande che il mondo intero riserva a Francesco: mercoledì 17, alle ore 6.03 i nove account Twitter del Pontefice hanno raggiunto un nuovo traguardo: 27 milioni di follower.Una parte significativa di questo incremento è in lingua spagnola (oltre 11.100.000) milioni di follower), e ciò direttamente si lega al viaggio del Papa in Messico.

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12 dicembre 2017

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