Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

La guerra non è mai inevitabile

· Il Pontefice esorta i leader religiosi a cooperare per promuovere la cultura dell’incontro e della pace ·

E all’Angelus ricorda i conflitti in Ucraina, Lesotho e Iraq

«La guerra non è mai una necessità, né è inevitabile». Convinto che «c’è sempre un’altra via», quella «del dialogo, dell’incontro e della ricerca sincera della verità», Papa Francesco ha rinnovato il suo appello di pace in un messaggio ai rappresentanti delle Chiese cristiane e delle comunità ecclesiali e ai leader delle religioni mondiali, riuniti in Belgio dal 7 al 9 settembre, per il XXVIII incontro internazionale organizzato dalla comunità di Sant’Egidio. 

Una donna davanti alle macerie in fiamme della sua casa dopo un bombardamento a Donetsk, nell’Ucraina orientale (Ap)

Nel messaggio — letto domenica pomeriggio ad Anversa — il Pontefice ha ribadito che i leader religiosi dovrebbero «cooperare in maniera più efficace all’opera di guarire le ferite, risolvere i conflitti e perseguire la pace», esortandoli «a essere uomini e donne di pace», capaci «di promuovere la cultura dell’incontro quando ogni altra opzione fallisce o vacilla». In proposito il vescovo di Roma chiede alle comunità di «essere scuole di rispetto e di dialogo».

Del resto, le cronache di questi giorni continuano a rilanciare gli echi di conflitti in varie parti del pianeta. E Francesco non si stanca di richiamarli, col proposito di tenere desta l’attenzione del mondo su drammi destinati altrimenti a rimanere vittime dell’oblio oltre che dell’odio e della violenza. E così anche all’Angelus, parlando ai fedeli riuniti in piazza San Pietro, è tornato a invocare soluzioni pacifiche per le popolazioni di Ucraina e Iraq, aggiungendo alle proprie preoccupazioni anche quelle per il Lesotho. Al termine della preghiera mariana ha infatti ricordato i «passi significativi nella ricerca di una tregua» compiuti in Ucraina orientale, con l’auspicio «che essi possano» condurre a «una pace duratura». Quindi si è unito agli appelli dei vescovi del Paese africano, condannando «ogni atto di violenza» e pregando perché in Lesotho «si ristabilisca la pace nella giustizia e nella fraternità». Infine ha ringraziato i volontari della Croce rossa italiana partiti alla volta di Erbil e ha espresso «un sentito apprezzamento per questa opera generosa e concreta» a favore di «nostri fratelli perseguitati ed oppressi». In precedenza, commentando le letture liturgiche, Papa Francesco aveva parlato della correzione fraterna.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

18 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE