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La guerra è una follia

· Nel centenario del primo conflitto mondiale Papa Francesco ha celebrato messa a Redipuglia ·

E ricordando tutte le vittime ha denunciato i pianificatori dello scontro

Papa Francesco è tornato a denunciare la «follia della guerra», alimentata dai «pianificatori del terrore» e dagli «organizzatori dello scontro» assetati di denaro e di potere. Il severo monito del Pontefice è risuonato sabato mattina, 13 settembre, durante la messa celebrata a Redipuglia nel ricordo del centenario del primo conflitto mondiale.

Nel luogo simbolo della «inutile strage» che segnò tragicamente l’inizio del Novecento — il sacrario militare nei pressi di Gorizia custodisce i resti di oltre centomila caduti, mentre nel vicino cimitero austro-ungarico ne sono sepolti quasi quindicimila — il Papa ha voluto pregare per «le vittime di tutte le guerre», ricordando con accenti gravi che «la guerra stravolge tutto, anche il legame tra i fratelli», perché «il suo piano di sviluppo è la distruzione».

Dietro ogni «decisione bellica», ha incalzato, ci sono «la cupidigia, l’intolleranza, l’ambizione al potere». Ma c’è soprattutto l’indifferenza verso l’altro, racchiusa nella risposta di Caino al Signore che gli chiede conto della sorte del fratello Abele: «A me che importa?». È questo — ha constatato — «il motto beffardo della guerra», che «non guarda in faccia a nessuno: vecchi, bambini, mamme, papà». Milioni di vite spezzate e sogni infranti, perché «l’umanità ha detto: “A me che importa?”».

Una risposta che ancora oggi continua a riecheggiare dietro i conflitti e le violenze che lacerano numerose regioni del mondo. Tanto che Papa Francesco — come aveva già fatto lo scorso 18 agosto durante il viaggio aereo di ritorno dalla Corea — ha evocato nuovamente l’immagine di «una terza guerra mondiale combattuta “a pezzi”, con crimini, massacri, distruzioni».

«Come è possibile questo?» si è chiesto. «È possibile — ha spiegato — perché anche oggi dietro le quinte ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e di potere». E ci sono soprattutto «gli imprenditori delle armi», che in ogni focolaio di scontro vedono un’occasione per aumentare i loro già lauti guadagni. «Affaristi della guerra» li ha definiti il Pontefice, aggiungendo con amarezza: «Forse guadagnano tanto, ma il loro cuore corrotto ha perso la capacità di piangere». Da qui l’appello alla «conversione del cuore», che conduce l’uomo dall’indifferenza al pianto. Perché, ha concluso il Papa, «l’umanità ha bisogno di piangere, e questa è l’ora del pianto».

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