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La guerra di Boko Haram

· ​Sempre più sanguinosa la strategia del gruppo nigeriano ·

Non si ferma la guerra di Boko Haram in Nigeria. Centinaia tra donne e bambini sarebbero stati presi in ostaggio dai miliziani jihadisti durante l’assalto a Baga, la località nello Stato di Borno, teatro otto giorni fa del peggiore eccidio nella storia del Paese africano: oltre duemila civili e soldati regolari trucidati. A denunciare il rapimento sono stati alcuni superstiti, riusciti poi a fuggire. La vicenda conferma il nuovo sviluppo del radicalismo islamista in Nigeria che tuttavia sarebbe riduttivo valutare come un mero inasprimento della ferocia terroristica. Pur avendo solo in parte la capacità di propaganda mediatica dell’orrore della quale ha dato prova l’Is in Vicino oriente, anche Boko Haram non solo porta la sua sfida con modalità sempre più sconvolgenti, ma cerca di imporsi come entità politica e di costituire un proprio Stato fondato sulla sharia. In effetti, proprio come i talebani afghani ai quali molti li hanno paragonati, i miliziani di Boko Haram hanno puntato fin dal principio ad affermare una loro visione dell’islam. Nella sua prima fase, tra il 2002 e il 2004, il gruppo ha operato con il solo intento di colpire gli interessi occidentali, oltre che le strutture governative locali. Tra l’altro, questi attacchi erano sembrati in un primo momento una prosecuzione delle violenze che nel nord della Nigeria, a maggioranza islamica, avevano preceduto e accompagnato le elezioni con le quali quattro anni fa alla presidenza del Paese era stato confermato Goodluck Jonathan, un cristiano del sud. Nell’ultimo periodo di attività Boko Haram ha allargato spaventosamente il proprio raggio di azione, riuscendo a ottenere non solo maggiori finanziamenti — grazie anche alla corruzione dilagante in Nigeria — ma anche a un arsenale molto più ampio e diversificato. A dimostrazione di questo sviluppo ci sono i ripetuti tentativi di sconfinamento nel vicino Camerun. All’azione di Boko Haram, al momento, né i Governi dell’area, a partire da quello nigeriano, né la comunità internazionale hanno individuato finora risposte efficaci. 

di Pierluigi Natalia

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22 agosto 2019

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