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La guerra contro Dio è finita

· A ​colloquio con Evgenij Solonovic, divulgatore della poesia italiana in Russia ·

Incontrare, questa volta a Roma, Evgenij Solonovic è sempre una gioia. Docente da una trentina d’anni di traduzione italiana presso l’Istituto Universitario di Letteratura Massimo Gorkij di Mosca, è riconosciuto come il massimo divulgatore della poesia italiana in Russia dagli albori del 1200 ai giorni nostri. Di Dante ha tradotto le Rime e molte poesie di La vita nova, Il Canzoniere di Petrarca lo ha tradotto quasi per intero, dell’Ariosto ha tradotto gli episodi principali dell’Orlando Furioso (alla stregua del racconto di Italo Calvino) collegando i diversi blocchi di ottave con brevi sintesi di raccordo; della poesia contemporanea e moderna ha tradotto tutto, da Montale a Piccolo, da Luzi a Zanzotto, Spaziani, Rosselli, Caproni, Sereni e così via. 

Le sue antologie vanno a ruba, tuttavia — dice con una certa amarezza — «non ci sono più le tirature di una volta, la poesia è in crisi anche da noi, ma quella italiana è sempre la più privilegiata, sia per la sua storia che per quella sorta di legame sentimentale che esiste da sempre fra le nostre culture. Cinquemila copie di una mia antologia della poesia italiana si riescono a vendere, ma al novanta per cento attualmente un libro di poesie si trova soltanto in librerie di Mosca e di San Pietroburgo, perchè i costi delle distribuzioni in altre città, spesso anche lontane, a fronte delle poche vendite sconsigliano di affrontare spese senza ritorno. E questo nonostante l’orizzonte delle scelte e dei giudizi si è notevolmente allargato».
Cioé? «Negli anni del socialismo sovietico per essere pubblicati bisognava essere progressisti, ossia comunisti, fino a certi paradossi del tutto risibili. Un esempio: mi fu negata la pubblicazione di un’antologia di Montale perché non era una poesia progressista. Ma il caso volle che mi capitasse per le mani, a Mosca, una copia de “L'Unità” con un telegramma di Enrico Berlinguer in prima pagina che si congratulava con Montale per il Premio Nobel. Lo mostrai all’editore e così il mio Montale venne accettato».
È una passione infinita quella di Solonovic, riconosciutagli dai numerosi inviti che riceve dalle università italiane; quelle di Siena e la Sapienza di Roma gli hanno conferito la laurea in lettere honoris causa.
E l’amore per la poesia romanesca del Belli, della quale è ritenuto dagli specialisti il massimo conoscitore, italiani e romani compresi? «Lo devo a Gogol, che trovandosi a Roma scoprì la poesia di Giuseppe Gioacchino Belli del quale nessuno si era mai accorto e così, leggendo alcune sue trasposizioni in lingua russa, me ne sono innamorato, convinto, come ancora lo sono, che in quella poesia ci sia una delle metafore più intelligenti del mondo che gira attorno a Roma. Belli ha trovato una grande fortuna in Russia per gli accostamenti dei suoi versi a fatti e personaggi riconducibili alla nostra storia».
«Prendiamo i Papi — prosegue Solonovic — Leone xii nel sonetto I cancelletti per frenare l’ubriachezza che imperversa in città, fa chiudere le bettole, ma attraverso i cancelletti il vino, tra frizzi e sberleffi, raggiunge lo stesso le sbornie. I russi vi leggono sarcasticamente un accostamento alla inutile lotta all’alcolismo promossa da Gorbaciov. Un altro Papa, Pio viii, Belli lo descrive eletto Pontefice così tardo in età che a stento si teneva in piedi, bisognava sorreggerlo, fargli da bastone: la medesima vecchiaia, decrepita, riconducibile a nostri capi di Stato come Breznev, Cernienko, Andropov. I russi leggono e si divertono. Io stesso sotto il regime sovietico per dire certe verità mi rifugiavo nella traduzione di quei sonetti».
Quello di “Papa” è al secondo posto fra i nomi che ricorrono nei sonetti di Belli, sempre in situazioni divertenti, di buon umore, ma non per mancanza di rispetto. «Se a quei romani toglievi il Papa toglievi tutto, per lui sentivano una tale confidenza che, in mancanza, era come dimenticarlo. Impossibile! Belli, d’altronde, era cristianissimo e questo non va dimenticato».

di Melo Freni

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15 ottobre 2019

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