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La Grecia può attendere

· Infruttuosa la riunione dei ministri delle Finanze Ue ·

Slitta all’Eurogruppo l’intesa sul piano di salvataggio della Grecia. Nessuna proposta dettagliata è stata ancora messa nero su bianco, visto che alcuni nodi sugli strumenti da utilizzare sono rimasti irrisolti. «L’accordo c’è, ma restano ancora alcuni punti tecnici che dovranno essere approfonditi nelle prossime settimane», ha detto, ieri, al termine della riunione, il presidente dei ministri di Eurolandia, Jean-Claude Juncker. Riunione alla quale, oltre ai 16 ministri di Eurolandia, hanno partecipato il commissario Ue agli affari economici e monetari Olli Rehn, il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet e, per la prima volta, il presidente dell'Ue, Herman Van Rompuy.

In pratica, Juncker ha spiegato che «la Grecia non ha ancora chiesto alcun aiuto», ma che la zona euro è comunque «pronta a prendere un’azione coordinata che potrà scattare immediatamente in caso di necessità». Anche se restano da «affinare e smussare» numerose modalità tecniche cui fare ricorso.

Si tratterà comunque di «uno sforzo a cui parteciperanno tutti i Paesi della zona euro», attraverso un meccanismo di «aiuti bilaterali» che però, ha sottolineato il presidente dell’Eurogruppo, non includerà il ricorso a garanzie sui prestiti.

Probabile, dunque, che ci si indirizzi verso il ricorso a prestiti bilaterali concessi ad Atene da parte dei singoli Stati dell’euro, sotto il coordinamento della Commissione Ue. Un modo questo — rilevano gli analisti — per aggirare la clausola del «no bail out» di Maastricht, che vieta di aiutare finanziariamente i Paesi di Eurolandia in difficoltà. «La nostra proposta — ha sottolineato Juncker — sarà in linea con i trattati e con le normative nazionali».

Il presidente dell’Eurogruppo, così come il commissario Rehn, ha quindi insistito sul fatto che il messaggio che deve arrivare ai mercati non è che la Grecia riceverà un aiuto. Ma che il Governo di Atene ha preso misure coraggiose e credibili che si pensa siano sufficienti a riportare la Grecia sulla strada giusta.

«Solo se dovessimo avere l’impressione che nonostante gli sforzi compiuti i mercati non reagiscono adeguatamente, allora si porrà la questione del piano» ha dichiarato il presidente dell'Eurogruppo.

Ieri non è stato fatto, come era prevedibile, nessun riferimento alle cifre. Ma da indiscrezioni emerge che per onorare i suoi prossimi impegni sul fronte del pagamento dei titoli pubblici Atene avrà bisogno di almeno 20-25 miliardi di euro.

Intanto il segretario generale dell'Ocse, Angel Gurria, ha invitato i ministri delle Finanze europei a dare un segnale forte di sostegno alla Grecia. Secondo Gurria il Paese ellenico merita tale aiuto «visto il pacchetto di misure taglia-deficit che ha annunciato». «Potrebbe tradursi — ha spiegato — in garanzie, risorse o anche nella disponibilità ad assorbire parte dei bond greci o nel migliorarne la qualità, qualcosa che il mercato capisca e che permetta alla Grecia di ridurre il costo del proprio debito».

La stampa greca, dal canto suo, dimostra di non aver preso di buon grado il mancato accordo tra i ministri delle Finanze Ue. «Ancora solo promesse» titolano questa mattina molti giornali, sottolineando le «divisioni» tra i Paesi membri dell'Unione europea. «Spaccata l'Europa sull'aiuto alla Grecia» titola il quotidiano economico «Naftemporiki», secondo il quale a favore di Atene si è schierato il «fronte sud» dell'Unione, cioè Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Slovenia e Cipro, più Belgio, Irlanda e Lussemburgo. Dall'altra parte, scrive il giornale, vi sono Germania, Austria, Olanda e Finlandia.

Oggi intanto il premier greco George Papandreou è in visita a Budapest. E sempre la stampa attribuisce al premier, con questa visita in Ungheria, Paese che ha fatto ricorso all'Fmi, «un gesto di ovvio significato politico». Insomma, il premier, dopo essersi rivolto all'Ue, penserebbe adesso, considerando la situazione di stallo, di far riferimento all'Fmi, rinnovando così «l'esperimento ungherese». In questi giorni Papandreou ha rassicurato i cittadini che i loro sacrifici non saranno vani: fra tre anni, ha detto, il Paese sarà più sano e più giusto. E sempre in queste ultime ore il premier ha invitato i connazionali a unirsi al Governo per ricostruire il Paese. «Il nostro compito — ha detto — è salvare l'economia, primo passo necessario nel cammino verso il futuro».

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