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La coscienza radicale
del cattolicesimo americano

· Nuova edizione della storia di Dorothy Day e del Catholic Worker Movement ·

Colei che lo storico David O’Brien ha definito «la figura più importante, interessante e influente nella storia del cattolicesimo americano» è stata molte cose insieme: giornalista, attivista appassionata al fianco di poveri, senzatetto e lavoratori, pacifista convinta, madre, fondatrice con Peter Maurin del movimento Catholic Worker e della rivista omonima. Oltre che attraverso le lettere, i diari, gli articoli e le opere che ci ha lasciato, è possibile conoscere la sua testimonianza grazie a una serie di libri usciti negli Stati Uniti, scritti da persone che hanno vissuto con lei il movimento. 

Vetrata nella chiesa di Our Lady of Lourdes  a New York (Stati Uniti)

È innanzitutto il caso di Jim Forrest (1941), autore di quella che probabilmente è la più celebre tra le biografie di Dorothy Day, All is Grace. A Biography of Dorothy Day (2011). Scrittore, teologo, educatore, giornalista e ora segretario della Orthodoxpeace Fellowship ad Alkmaar nei Paesi Bassi dove vive, Forest entrò nella Catholic Worker Community di Manhattan negli anni sessanta, lavorando fianco a fianco con Day in qualità di redattore capo del giornale da lei diretto. Una lunga comunanza di percorso è stata anche quella tra Dorothy e Patrick Jordan, autore di una delle sue più recenti biografie (Dorothy Day. Love in Action, Collegeville, Liturgical Press, 2015, che il nostro giornale ha recensito lo scorso anno). Assieme alla moglie, Jordan — editor della rivista «The Catholic Worker» e curatore di molte pubblicazioni su Day (tra cui Dorothy Day: Writings from Commonweal, Liturgical, Press 2002) — conobbe Dorothy nel 1968, rimanendole vicino fino alla morte. Vicino a Day è stato anche uno degli intellettuali che più ha contribuito a farla conoscere. Ci riferiamo a Robert Ellsberg (1955), oggi direttore editoriale della casa editrice statunitense Orbis Book, che di Day è stato stretto collaboratore dal 1975 al 1980. Per due anni direttore del settimanale «The Catholic Worker», Ellsberg ha curato, per la Marquette University Press, l’edizione dei diari ( The Duty of Delight. The Diaries of Dorothy Day) e delle lettere ( All The Way to Heaven. The Selected Letters of Dorothy Day). Ora Ellsberg firma la presentazione — pubblicata in questa pagina — alla nuova edizione di un libro che è ormai un classico della storia del movimento, Dorothy Day e il Catholic Worker Movement (Jaca Book, 2017) di William D. Miller (1916-1995), uscito per la prima volta nel 1973. «Il mio primo contatto con il movimento — scrive Miller nella prefazione — avvenne nel 1951 quando fui introdotto in un gruppo del Catholic Worker a Memphis, Tennessee. Per sei mesi o quasi fui presente agli incontri di discussione alla casa del Benedetto Martino di Porres, che erano stati organizzati da una ragazza di colore, Helen Caldwell (...). Fu solo nel 1965, quando insegnavo storia alla Marquette University, che iniziai a pensare di scrivere questo libro. Il mio primo gesto fu di scrivere a Dorothy Day per chiedere la sua collaborazione nel fornirmi fonti. Ella fu d’accordo e mi diede accesso ai documenti del Catholic Worker». Due anni dopo la morte di Day, Miller ne ha scritto una biografia, Dorothy Day. A Biography (Harper & Row, 1982). (giulia galeotti)

Nella prefazione a uno dei suoi libri, Loaves and Fishes («Pani e pesci»), Dorothy Day ha risposto alla domanda: che cos’è «The Catholic Worker»? «Prima di tutto si tratta di un mensile di otto pagine in formato tabloid. Si occupa dì questioni quali il lavoro e gli uomini, i problemi della povertà — dell’indigenza — e la relazione dell’uomo con suoi fratelli e con Dio. Nel cercare di far emergere il nostro amore per i fratelli parliamo e scriviamo molto delle opere di misericordia come della forma più diretta di azione. «Azione diretta» è uno slogan da vecchi radicali. Negli anni trenta significava far passare queste idee all’uomo della strada facendo picchetti e distribuendo volantini, irrompendo negli uffici di collocamento, marciando su Washington. Oggi, per il movimento pacifista, azione diretta significa salire sui sottomarini armati con i missili Polaris, andare a Mosca ed entrare con le navi nelle aree dove si conducono test nucleari. Peter Maurin, il cofondatore di «The Catholic Worker», ripeteva continuamente che le opere di misericordia sono la forma più diretta di azione che ci sia. «Ma la verità va ribadita ogni 20 anni», aggiungeva. 

Queste parole sono state scritte nel 1963, nel pieno della guerra fredda, e all’epoca «The Catholic Worker» usciva da trent’anni. Più di cinquant’anni dopo il mondo è cambiato, ma molto è rimasto identico. La divisione fra ricchi e poveri, la sfida della guerra e della violenza proseguono invariate; e invariati sono rimasti anche gli imperativi del Discorso della Montagna, la visione del regno di Dio, e l’ideale di Peter Maurin e dei direttori di «The Catholic Worker» di «creare una società in cui sarà più facile essere buoni».
Il messaggio di «The Catholic Worker», a oltre ottant’anni dalla sua fondazione e a più di trenta dalla morte di Dorothy Day, rimane attuale e rilevante come un tempo. Merita di essere ribadito.
Questo libro, scritto da William D. Miller, è stato pubblicato per la prima volta nel 1973. È stato il primo a prendere le misure del movimento fondato da Dorothy Day e da Peter Maurin nel 1933. Ovviamente, inizia con queste due figure di grande rilievo, così differenti l’una dall’altro, il cui incontro si è rivelato gravido di conseguenze e fecondo per la Chiesa moderna.
Dorothy Day, che nasce a New York nel 1897, da giovane è impegnata nei movimenti sociali radicali come giornalista e attivista. I suoi amici sono socialisti, anarchici e letterati bohémien. La svolta decisiva nella sua vita si presenta quando Dorothy rimane incinta di un compagno che ama profondamente. Questa esperienza, e la nascita della figlia, risvegliano una sensibilità religiosa latente che la portano a convertirsi al cattolicesimo. La stessa esperienza la convince anche a separarsi dal padre di sua figlia, quando quest’ultimo rifiuta di sposarsi. Negli anni seguenti Dorothy persegue una lunga ricerca della propria vocazione. Nel diventare cattolica avverte tuttavia una separazione dagli amici radicali e dalla causa dei poveri e degli oppressi. Nel 1932 prega Dio di mostrarle un modo di unire la fede con l’impegno e la lotta per la giustizia sociale.
Peter Maurin, che sembra comparire nella vita di Dorothy in risposta a quella preghiera, è un immigrato francese che ha vent’anni più di lei. Educato cristianamente, Maurin trascorre più di vent’anni vagabondando e al contempo leggendo e riflettendo, alla ricerca di una sintesi fra i regni dello spirituale e del materiale. ln Dorothy Day anche Peter Maurin trova una risposta alle proprie preghiere, qualcuno con cui tradurre le proprie idee in un piano concreto di azione.
Iniziano con una rivista, «The Catholic Worker», lanciata nel bel mezzo della grande depressione il 1° maggio 1933, durante un raduno comunista nella Union Square di New York. Le storie dedicate agli scioperi, i senzatetto, la disoccupazione si combinano a una visione di quello che il mondo potrebbe essere se i cristiani prendessero sul serio la propria fede, e considerassero davvero i loro prossimi come fratelli e sorelle. Ritenendo di dover mettere in pratica quello che predicano, Day e i suoi compagni ben presto aprono le «case dell’ospitalità» per le opere di misericordia — dar da mangiare agli affamati, alloggiare i pellegrini, consolare gli afflitti. Quello che distingue il Catholic Worker Movement da altre associazioni caritative è che non si limitano a servire i poveri; sfidano anche le strutture sociali che provocano tale disuguaglianza e quindi il bisogno di opere caritative.

Il libro di Miller termina con il 1971, quando Dorothy ha 73 anni e ci sono tutti i motivi per ritenere che gli anni migliori del Catholic Worker Movement siano ormai passati. Tuttavia, c’è altro da raccontare. Due anni dopo, Day viene arrestata per l’ultima volta durante un picchettaggio in California con i lavoratori agricoli in sciopero. Fonda poi una nuova casa per donne senzatetto a New York, prima di morire il 29 novembre 1980, all’età di 83 anni. Tuttavia, questa data non pone la parola fine al «Catholic Worker» — né per la rivista, che continua a uscire e a essere venduta, come il primo numero, per «un penny alla copia», né per il movimento, rappresentato da più di cento fattorie e case di ospitalità in tutti gli Stati Uniti.

di Robert Elsberg 

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13 dicembre 2017

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